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CONFESSO subito di essermelo chiesto anche io per mesi e di aver girato la domanda ai tanti amici e colleghi che mi sollecitavano a farlo. Perché uno come me che ha passato la vita in mezzo alla carta stampata, fra macchine per scrivere, telescriventi, linotype e rotative dovrebbe ora entrare nel grande ingorgo del web, in auto e sull’auto per giunta? Perché abbracciare questo giovane ventenne fresco di anniversario, che di tutti quegli attrezzi da museo ignora ogni cosa e a mala pena tollera la carta, purché usata per la stampante del computer?

DOMANDE superflue per voi Cittadini della Rete, che segnano il confine fra chi decide di voltare le spalle al divenire e chi invece conserva l’istinto e la curiosità per tutto ciò che è nuovo, dell’esplorazione e dell’aggiornamento costante. Oggi sono diventati più tecnologici anche i giornali, ma per restare al passo e farsi leggere devono usare le stampelle offerte dal web e dall’iPad ringraziando ogni giorno la memoria di Steve Jobs e il lavoro di altri più aperti di lui. Al tempo stesso, però, sono cambiati nei contenuti e nella credibilità (come tutto del resto) vanificando definitivamente la celebre frase di Humphrey Bogart nei panni dell’incorruttibile direttore del New York Times in “Deadline” (L’ultima minaccia, 1952): « E’ la stampa, bellezza! La stampa! E tu non puoi farci niente! Niente! »

E DUNQUE, se questa è la realtà, per di più nel pieno della grave crisi di identità dell’informazione ormai serva di mille padroni che la tengono sotto stretto controllo, forse è proprio la grande prateria della Rete la “terra” in cui emigrare per ritrovare lo spazio perduto. E soprattutto il piacere di raccontare e interpretare nella più totale libertà, ciò che non tutti hanno la possibilità di vedere o di sapere, e sottoporre al loro, al vostro giudizio, le opinioni che ne derivano per tenere viva l’attenzione alle cose senza rinunciare a quel “diritto di cronaca e di critica” sancito dalle leggi dello Stato, troppo spesso intrappolato nella ragnatela dei tanti conflitti di interesse in cui ognuno di noi è costretto a vivere. La verità ha molte facce, come spiegò magistralmente Pirandello già un secolo fa nel suo celebre “Così è (se vi pare)”, ma spesso non ne ha nessuna grazie agli “omissis” e alle molte cose che restano nascoste dietro la cortina di protezione ufficiale con la complicità di cronisti un po’ “distratti” o indotti ad esserlo.

E’ COSI’ in tutti i campi e in tutti i settori, compreso quello dell’automobile di cui mi occupo da sempre perché è un mondo straordinario che va molto oltre la seduzione del “prodotto” simbolo della libertà di movimento. Dietro e intorno ad essa c’è la grande industria, l’economia e la finanza, l’attività di milioni di persone, la responsabilità nei confronti dell’ambiente e tanto altro. E come in tutte le famiglie, anche le migliori, vive fra luci abbaglianti e ombre oscure. Se vorrete seguirmi cercherò di condividere (dite così, mi pare) con voi due o tre cose che so di lei, belle o meno che siano, senza peli sulla lingua come ho fatto per molti anni in un grande giornale nazionale, alla radio e in Tv con qualche soddisfazione. Per scoprire se insieme potremo aggiornare la vecchia frase: « E’ il web, bellezza! Il web! E tu non puoi farci niente! Niente! ».