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il blog di Claudio Nobis

Il primo week end del vero salone: aspettando i giudizi del pubblico

82° Salone di Ginevra: Il popolo dei media

Da Ginevra,
<COM’ERA il salone di Ginevra?> chiedono gli amici che si aspettano un rapido commento a caldo soprattutto sulla 500 L e la Ford B Max seguite dalle nuove Mercedes Classe A e Audi A3 (ed ecco già una prima classifica).  Allora mettiamola così, prima di parlare di nuove automobili: sembrava Wall Street, nei due stressanti giorni di antivigilia, quelli riservati ai media e agli “operatori”, ovvero gli staff delle case automobilistiche.  Avrete di certo visto quella specie di serraglio urlante in uno dei tanti film ambientati nel mondo finanziario o anche nei report reali nei giorni di crollo della Borsa. Quest’anno poi, l’affollamento era davvero esagerato costringendo tutti a uno snervante slalom fra operatori TV, fotografi e assembramenti selvaggi sugli stand in cui si tenevano pseudo conferenze stampa di 15 minuti ciascuna, quasi tutte inevitabilmente in ritardo dopo la prima.
   Forse tutto questo non interessa a chi sta a casa e vuole (forse) sapere delle ultime meraviglie della scienza e della tecnica in movimento, ma anche questo fa parte dello spettacolo e del rituale, anzi ne è parte integrante. Solo che questa volta, per l’edizione numero 82, l’ansia di mettersi in evidenza da parte dei costruttori europei, e non solo, è stata ed è più forte che mai. E’ l’ansia di una annata difficile dal primo giorno, che ha già quasi consumato il primo trimestre con poche speranze di recuperare il vuoto di acquirenti da conquistare con nuovi modelli che riescano a garantire prestazioni e qualità ma anche sicurezza e consumi ridotti a gocce di carburanti dai costi fuori controllo. Di sfondo c’è sempre l’auto elettrica con in testa la Renault Zoe in avvio di lancio sul mercato.

Gli stand di Toyota e Lexus: le ibride in primo piano

Belle macchine pochi clienti: a gennaio il termometro europeo era già a -6,6%   
MA i boss dell’auto hanno un altro buon motivo per essere ansiosi pur mostrandosi sicuri e sorridenti. E’ lo spettro della “sovracapacità produttiva” che gli americani hanno già affrontato chiudendo implacabilmente molti impianti mentre in tutta Europa non è facile vedersela con il contraccolpo sociale che ciò comporterebbe. Il fatto, detto in numeri chiari e inappellabili, è che l’Europa dei 27 ha chiuso il bilancio delle consegne 2011 a quota 13.573.000 milioni di nuove auto a -1,4%  rispetto al 2010 a sua volta ben più indietro rispetto al 2009 che viaggiava ancora a 14,5 milioni. Un milione di vetture in meno in soli due anni, mentre a fine gennaio la flessione era già a – 6,6% (a causa soprattutto di Italia e Francia) sono tante a fronte di fabbriche attrezzate per produrre almeno 16 milioni e più di “pezzi”, come dicono i venditori. Così come è miserrimo il milione di auto registrate in tutta Europa a gennaio. E’ questo lo “spread” dell’auto, inteso come “sovracapacità”: costi troppo alti a fronte di fatturati anche buoni ma insufficienti a guadagnare e stare in piedi correttamente. Per fare un esempio semplice, è come una famiglia di due persone che vive in una casa da 6 con i relativi costi di tasse e condominio. E questo non promette nulla di buono nell’area dell’Euro già in bilico su altri fronti.

Quelli che <la sovracapacità produttiva non esiste>
COSI’ vengono in mente le <ultime parole famose> in risposta alle domande dei tanti che, come me ponevano il problema già molti anni fa facendo la figura dello stupido: <…di cosa parlate – rispondevano insofferenti i manager del momento – sono ancora libere l’Africa, l’India e non dimenticate la Cina…>.  Ma è ben noto che i manager finché sono in carica hanno sempre ragione e alla fine ricevono bonus miliardari anche quando falliscono.

Bagno di obbiettivi sul "reveal" della Ford B Max

C’è solo da sperare, osservando i contenuti delle ultime novità, che questa volta i loro eredi di oggi stiano più attenti e siano un po’ più bravi, perché la sorte di troppe famiglie nel mondo dipende da loroe non cisono più margini di manovra. Purtroppo, proprio a Ginevra ho sentito nell’aria ancora troppi concetti “old style”: l’industria dell’auto è un Giano bifronte, ha da sempre l’anima tecnologica proiettata al futuro pilotata da una mente del tutto conservatrice e continua a pretendere un crescita indiscriminata ovunque.  
Intanto, liberato dall’ingombrante peso dei vip e dei cronisti plaudenti sempre pronti a premiare successi spesso transitori, il salone ha finalmente vissuto il suo primo week end solo con il Suo pubblico. Forse entro domenica prossima matureranno le opinioni degli unici veri arbitri: i futuri (eventuali) clienti.

 

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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