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CASA e auto, immobile e mobile (nel senso che si muove), i due ambienti in cui viviamo salvo qualche fuga all’aria aperta anche se non sempre respirabile. Questa volta i due “soggetti” si sono incontrati a Milano per il salone del mobile (nel senso degli arredi) affiancato dal “fuorisalone” con la sua Design week. E’ stata una settimana da stress e adrenalina pura, con incursioni incrociate fra settori merceologici di ogni tipo, per i tanti protagonisti che dopo sei giorni di eventi non stop, valutano il consistente bottino ricavato. Un successo indiscusso di immagine per tutti, prima ancora di stilare la classifica di chi ha convinto di più dando libero sfogo alle fantasie più audaci e trasgressive in tema di design, il vero valore aggiunto che determina il successo commerciale di qualsiasi oggetto se riesce a “fare moda”. Non è stata, dunque, una semplice fiera, rassegna o mostra come ne figurano tante a calendario ma qualcosa di molto più incisivo, testimone dei tanti mutamenti di costume in rapida evoluzione (o involuzione?) di ciò che viene definito “Life Style” perché il semplice <stile di vita>, in italiano, suona riduttivo. 

Preferite l’estetica o la funzionalità?  
CIO’ che colpisce, in tempi di low cost, tagli obbligati alla spesa “privata” (per non toccare quella pubblica…) e risparmio estremo, è la forza seduttrice delle forme che supera di netto il valore intrinseco delle cose. Il piacere dell’occhio, e quindi la propensione all’acquisto, il gusto del bizzarro, insolito e provocatorio, mi sembra superi di netto l’arido pragmatismo della funzionalità senza fascino, perché solo di rado le due cose stanno insieme, dall’oggetto più economico al più costoso, automobile compresa. Un nuovo fenomeno, allora? Non direi proprio. Secondo me, rischiando il dissenso generale, la vera novità sta nel  divario crescente fra estetica di moda, qualità reale di contenuto e prezzi. Si paga volentieri ciò che appare e soprattutto è “trendy” solo perché lo dice il fantasioso stilista di turno. Ma se questo spinge i consumi e un cenno di ripresa, diciamo che va bene così.  

Dalla 500 Gucci di Elkann alla Evoque di McGovern

Lapo Elkann con la 500 Gucci

E l’automobile, come si muove in tutto questo? Alla prima occasione lo chiederò all’amico Lapo Elkann che ama <applicare l’inventiva al prodotto>, come dice lui stesso, e che oltre a promuovere il primo progetto della nuova Fiat 500, rivestita ora nella versione cabriolet per il brand Gucci,  ha inventato la sartoria della Ferrari (Tailor Made per clienti tendenti all’esclusività estrema) di cui ho già parlato nei precedenti post sul salone di Ginevra. In entrambi i casi, tuttavia, “sotto” c’è qualcosa di concreto e tangibile. Com’è sempre stato, del resto, anche se in questa settimana l’automobile, nel ruolo di ospite non protagonista primaria, ha “cavalcato” la “Design Weekfingendo di averlo scoperto solo adesso e dando un’involontaria risposta alla teoria di Luca Nichetto, designer di successo (non nell’auto), che sottolinea la necessità di <concentrarsi sul prodotto senza pensare ai riferimenti storici e ai dettagli>. Quale miglior dimostrazione allora della Range Rover Evoque firmata da Gerry McGovern? E’ piaciuta a tutti, senza condizioni e tanto basta. Confesso un certa perplessità nell’ascoltare tante convinte affermazioni, tanta dotta “filosofia” che spiega il perché certe cose “devono” piacere, ma lo dico sommessamente per non essere classificato come un ottuso conservatore.

Così i coreani di Hyundai hanno occupato il Brera District
 <DIFFICILE ricordarsi che c’è anche un salone fuori> attacca Citroen (che il design ce l’ha da sempre nel DNA) nelle sue pagine pubblicitarie dedicate all’evento e aggiunge <entrate in una nuova era>  riferendosi agli interni della DS5 in bella vista al Montenapoleone Design Experience. Questa volta il riferimento è più chiaro: obbligata a rinunciare all’inebriante amore per la velocità, all’automobile non resta che il comfort più simile a quello di casa.

La Hyundai i30

E se lo dice anche il bravo Flavio Manzoni, capo del centro stile della Ferrari dovrebbe bastare. Dal Brera Design District  faceva poi eco l’annuncio più generale di Hyundai che ricorda al pubblico come il legame tra la marca coreana e il design cresce ogni giorno e non solo per la i30 raffigurata in pagina. Cosa, peraltro, del tutto reale e riconosciuta dall’intero mercato europeo che nel magro mese di marzo (-7%) ha premiato il brand coreano con un secco +13% insieme alla consorella Kia a +18% anch’essa in evoluzione stilistica costante iniziata nel 1977 con il lancio della Pony, il  primo modello progettato dalla Hyundai e disegnato da Giorgetto Giugiaro… 

Mini, regina del marcketing con effetto flou (Ray Line)

Effetto flou per la Mini Ray Line

Ma c’è chi, come Mini, basa il suo consolidato e inarrestabile successo proprio sull’evoluzione della sua storica immagine e su abilissime strategie di marketing. La piccola anglo-tedesca è andata oltre e da vera star del palcoscenico ha sfoderato un caleidoscopio di colori “fluo” d’insieme e di dettaglio (sei diverse tonalità solo per gli specchietti retrovisori), riuniti in variegati  “pacchetti” da abbinare ad altrettanti particolari di abbigliamento soprattutto femminili come occhiali, scarpe, borse, bracciali e monili vari. Si chiama Ray Line questa rinnovata edizione riservata al solo mercato italiano, che il 5 e 6 maggio festeggerà il suo incontro con il pubblico accompagnata dallo slogan <I trend non si seguono, si guidano>. Ma anche con invitanti formule commerciali come “Mini Free”, una rateazione da 99 euro al mese comprensiva di assicurazione. Sono solo alcuni esempi della “intrusione dell’auto al salone milanese ma ne resta ancora almeno uno, quello della inedita Mercedes Classe A che merita però un discorso a parte.   

BENZINA o diesel? E’ un vecchio dilemma. Le statistiche ufficiali confermano da anni ormai che il motore a gasolio detiene la quota di maggioranza sul mercato e anche nel marzo scorso ha raggiunto il 56,2% sul totale, qualcosa in più rispetto alla media sul trimestre, segno che tende ancora a salire. I motivi sono ben noti: migliore rendimento energetico, maggiore durata, prestazioni eccellenti fino a raggiungere spesso la superiorità rispetto al benzina, maggiore “coppia in basso” (ovvero ripresa più immediata ai bassi regimi e quindi in città), minori consumi e soprattutto il prezzo del gasolio più basso di quello della benzina. Fu proprio questo a favorire prima la crescita poi il sorpasso, ma tutto può cambiare, proprio come è accaduto. I prezzi di benzina e gasolio sono alle stelle e sono praticamente allineati e, nel frattempo, gli ingegneri motoristi, impegnati nella corsa con l’abbattimento delle emissioni nocive di Co2, hanno dato una bella limata ai consumi anche sui motori a benzina. Come quelli della Ford che sono riusciti più di altri a realizzare un piccolo capolavoro con il nuovo 3 cilindri 1.0. L’ho provato nei giorni scorsi e mi ha convinto. Qui sotto vi racconto perché credo che oggi anche un’auto a benzina, che costa meno, può essere più conveniente di un diesel. E di parecchio.

 

 

 TRE cilindri invece di quattro, 999 cc di cilindrata, 100 e 125 cavalli, 4,8-5 litri di benzina per 100 Km, 2,3 in

Il nuovo 3 cilindri 1.0 della Ford

meno rispetto a un motore di analoga potenza di 4 anni fa, come se il prezzo della benzina non fosse cresciuto. E’ l’ultimo “scoop” della Ford annunciato il 9  novembre scorso, quando il presidente Alan Mulally inaugurò personalmente il rinnovato impianto di Colonia in Germania  (26 milioni di motori dal 1962) con un investimento di 134 milioni di euro, dando il via alla produzione del nuovo 3 cilindri EcoBoost. Prima ancora di andare oltre posso dire almeno due cose: si tratta di un vero e proprio inno al “downsizing”, nuova parola d’ordine oggi per l’industria automobilistica, e rappresenta con grande chiarezza cosa intende Ford quando parla di “democratizzazione della tecnologia” anche al di là delle innovative dotazioni di bordo come il “Sync”, dedicate alla connettività.

Un vero “world engine” per un test a sorpresa 
Dopo tanti anni di “test” e di “reveal” di nuovi modelli ho perso da tempo i facili entusiasmi di fronte agli “incantesimi” delle novità che spesso sono tutte uguali (più o meno) e non mi

La Focus 1.0 125 cv in prova

sorprendo mai più di tanto. Eppure, questo inedito figlio della più moderna tecnologia motoristica, pragmatica e finalizzata col massimo rigore alle esigenze dell’attuale mercato, mi ha strappato un convinto e sincero applauso al termine di un variegato percorso di prova con la Focus EcoBoost 1.0 da 125 cv, il primo dei molti modelli che nascono a Saarlouis (Germania) su cui sarà disponibile il nuovo motore. A questa si aggiungerà infatti la C Max, poi in autunno il nuovo gioiellino debutterà sulla B Max quindi, l’anno prossimo, anche sulla Fiesta restyling e in seguito andrà su molti altri modelli destinati a diversi mercati. Insomma un vero e proprio “world engine”  da 800 mila unità l’anno prodotte a Colonia e Craiova (in  totale 1,3 milioni di EcoBoost anche di diversa potenza)  in linea con la vocazione della stessa Focus e della sua piattaforma “C” programmata per oltre 2 milioni di vetture l’anno su base mondiale.

Prestazioni brillanti a 20 Km con un litro 
DELLA Focus in generale, berlina o SW che sia, c’è poco da aggiungere a quanto è già più che noto, dal design considerato meno attraente rispetto alla Fiesta che ha di certo più carattere, alla considerevole quantità di contenuti compresi quelli più richiesti in termini di connettività. La particolarità sta in questo motore e mai come in questo caso vale il vecchio detto <provare per credere>. Se i concessionari della casa sapranno promuovere davvero le prove col pubblico, anche i più scettici capiranno cosa intendo dire. Tre tecnologie riunite , la sovralimentazione, l’iniezione diretta e il doppio variatore di fase, regolate su 100 e 125 cavalli di potenza realizzano un’equazione importante in fatto di prestazioni equiparando il nuovo 1000 al 1600 di pari potenza con l’aggiunta di una sesta marcia, l’abbattimento dei consumi fino a 20 Km con un litro e delle emissioni a 114 g/km di CO2 rispetto ai 159 del 1,6 che scendono fino a 109 g/km nel caso del 100 cv.

Alan Mulally bacia il 3 cilindri

Vuol dire un risparmio netto in termini di carburante e dei costi assicurativi grazie a quei 999 cc che fanno scattare le tariffe più basse, a parte i 1.500 euro in meno rispetto alle 1,6 TDCI sui prezzi che per le 1.0 benzina sono 18.250 euro per la 100 cv e 19.000 per la 125 cv.  E vuol dire anche una guida più rilassata godendo di una agilità di marcia e di arrampicamento in salita davvero inaspettata: prima corta e potente, seconda lunga di slancio fino alla sesta di crociera. Non meno di quanto sia inaspettata la silenziosità, cosa rara per un 3 cilindri che questa volta batte ai punti il rivale della VW montato sulla piccola up!

Tra tecnologia e design, i valori che cambiano
POTRA’ sembrare eccessivo tanto apprezzamento per un “semplice motore”, una volta parametro base dell’automobile, mentre su un altro fronte, stuoli di “comunicatori” si affannano intorno all’immagine estetica, alle più estreme fantasie del moderno design, spesso discutibili ma più facili

La Focus SW 1.0

da  vendere ai capricci di una moda fine a se stessa, effimera e soprattutto transitoria. Basterà affacciarsi nei prossimi giorni (dal 17 al 22) alla “Design Week” del Fuori Salone di Milano collegato al Salone del mobile per verificare le presenze di illustri marche automobilistiche come  Mercedes con la sua ultima Classe A, Hyundai, Citroen e via elencando perché a quanto sembra, l’automobile non brilla più di luce propria, se non in rari casi, anche se è stata (e spesso lo è ancora) maestra proprio in fatto di design. Ma anche questo non basta più, il “costume” è cambiato radicalmente anche nella definizione che oggi è “Life Style”,  un grande ombrello sotto cui si riunisce tutto e il contrario di tutto perché “design” non è necessariamente sinonimo di bello ma solo di moda a basso costo e prezzi alti. Per questo, mi sembra, la case automobilistiche non aspettano più i clienti in concessionaria ma li inseguono dovunque essi decidano di andare (Maometto e la montagna?). Non è popolare dirlo, ma tant’è.

LA SCURE fiscale del Governo “tecnico” è riuscita trovare un’altra testa da mozzare per metterla nell’uovo di Pasqua del mercato automobilistico. Questa volta si tratta delle auto aziendali che aspettano da anni, senza speranza, un adeguamento ai trattamenti europei. Invece, giusto all’indomani della disastrosa chiusura del mese e del trimestre automobilistico, ampiamente illustrato nel precedente post, è scattata un’altra emergenza, la compensazione finanziaria al Decreto Lavoro, e con un colpo di fantasia ecco un altro strattone a quel lenzuolo fin troppo corto da tempo, in assenza di tagli sulla spesa pubblica. Così hanno avuto la loro dose anche le auto delle società che insieme a quelle del noleggio, stavano dando un minimo di fiato alle vendite coprendo il 35% di quota a fronte del risicato 65% dei privati.

Un’altra inziativa contro l’auto a favore della recessione 
SONO cose che di solito non sfiorano neppure il pubblico “comune”, alle prese con il caro benzina e tutto il resto, ma credo sia bene segnalare anche questo ultimo misfatto perché la crisi del settore auto fa parte di quel pacchetto che influisce negativamente sulla recessione, come ha osservato l’Unrae (l’associazione delle Case estere) ricordando che in questo modo <si compromette la competitività delle aziende italiane rispetto a quelle estere per l’ulteriore aggravio dei costi>. L’ho detto come tanti più volte: mai come in tempi di sacrifici è necessario distribuirli in modo razionale, altrimenti l’unica conseguenza automatica è il crollo verticale dei consumi ( nel caso dell’auto anche dell’uso) che neutralizza gli obiettivi di incasso per lo Stato innescando nuove richieste mentre una ad una le attività produttive si fermano. Forse non so fare i conti ma ognuno di noi sa che la spesa di benzina fa parte di un budget sempre più ridotto e 2 euro al litro sono un buon deterrente per evitare di comprarla. Come e più di tante altre cose.

IPT  troppo alta, Roma e Milano perdono 5 milioni 
MA già che ci sono permettetemi un altro esempio. Le grandi aziende di noleggio hanno già dato una buona dimostrazione di quanto andavo ripetendo. Non in termini di riduzione ma, questa volta, spostando le aree di immatricolazione per difendersi dall’esagerato aumento dell’IPT (l’imposta provinciale di trascrizione). Potendoselo permettere per legge, si sono trasferite nelle province a Statuto speciale che non hanno adottato la nuova IPT. Risultato: Bolzano, Aosta e Trento si sono trovate di colpo con un maggior incasso complessivo di circa euro, 8 milioni di euro, Roma e Firenze con 5 milioni in meno. Cosa faranno allora gli automobilisti che non potranno andare nei “paradisi” della vecchia IPT? E le città danneggiate a chi chiederanno i soldi mancanti? Provate a indovinare.

Quando l'auto non si vende

QUALCHE appunto sul disastro del mercato dell’auto appena registrato dalle statistiche si impone. Capisco che sia un tema poco invitante mentre il tema quotidiano è la grande crisi generale e dovrei proporre cose più leggere, ma l’auto intesa come primaria mobilità privata ne fa parte a pieno titolo: oggi più che mai l’auto è un bene di prima necessità tutt’altro che superfluo, non i Suv, le sportive o le “fuoriserie” di una volta ma quelle da 10.000 euro o anche meno trattate come le “premium” da 50 o 100.000. Si può rinunciare alla gita domenicale ma non a raggiungere il posto di lavoro (finchè ce n’è uno). E, dunque, la vecchia idea dello Stato di ricorrere alla tassazione selvaggia fino a impedirne l’acquisto (anche dell’usato più economico) e l’uso stesso, è un boomerang per tutti. I dati, le tante cifre segnalate quotidianamente, perfino le statistiche più evidenti, meno vendite ugale meno iva, meno ipt e via dicendo fino al minor consumo di carburanti non porta comunque ai risultati prefissati, ma anche il Governo dei Tecnici continua a giocare al Monopoli e su improbabili stime di incassi. E’ perfino frustrante ripetere cose tanto banali che diventano parole al vento chiunque le dica, in un Paese ricco di organizzazioni per la difesa del consumatore anch’esse sempre “distratte” sul tema della mobilità. Per fortuna il presidente della Ferrari Luca Montezemolo sta preparando la conversione al treno: il 28 aprile debutterà l’Italo

Giù perfino le chilometri zero
Se il blog disponesse di una colonna sonora, prima di parlare di automobili metterei la stessa sigla scelta da Oscar Giannino per la sua esplosiva trasmissione alle 9 del mattino su Radio 24, la vecchia (1966) canzone “The end” del famoso gruppo americano The Doors, rilanciata nel ’79 da

Una famosa immagine dal film Apocalypse Now

“Apocalypse now” di Francis Coppola. Niente di più adatto per accompagnare i piccoli numeri del mercato nazionale alla fine del primo trimestre, che ieri sono stati oggetto dei più disparati commenti su tutti i media disponibili. L’Unrae, l’associazione delle case estere, che elabora i dati del ministero dei trasporti, ha battezzato le 138.137 consegne di marzo come <Scacco matto all’auto> dopo il precedente <No comment> accanto al -18,9% di febbraio. Sembrava già disastroso ma il colpo di grazia, favorito anche da una serie di coincidenze negative come 6 settimane di sciopero dei trasportatori di vetture per tutto il mese di marzo dopo la neve di febbraio, è arrivato con la chiusura del trimestre sceso al -21% complessivo dopo il -26,7% di marzo con il picco a – 35% nelle regioni del Sud dalla Campania alla Sicilia. Meglio solo del <marzo orribile> a -40% annunciato dai giornali che hanno equivocato (senza “osare” chiedere un chiarimento) il pronostico dell’ad di Fiat Marchionne relativo alla Fiat che in effetti è scesa nel mese del 36% grazie a circa 6.000 km/0, più o meno quante ne hanno immatricolate, in attesa di un vero cliente finale, tutte le case estere insieme. Nessuno scandalo perché, anzi, contrariamente ai facili commenti poco documentati apparsi ieri, il peso della crisi ha ricondotto le Km/0 a quota 10% circa, quasi al limite fisiologico (5-6% del mercato) anche queste appetitose vetture da offrire con sconti spesso discutibili. 

Un muro di sfiducia blocca gli acquirenti
SOLO tre marche sulle 46 presenti in Italia sono riuscire a immatricolare più di 10.000 nuove auto nel mese di marzo, compresa Fiat con 24.900 unità in tutto cui vanno aggiunte le 3.889 Alfa romeo

Malgrado Mito e Giulietta l'Alfa Romeo è in grande difficoltà

(45,6%) e le 6.490 Lancia (-29,5%). Al secondo e terzo posto Volkswagen a -22,84% che ha scavalcato ancora di un punto di quota la Ford che a sua volta ha preso un duro colpo con un -38,6% rispetto al brillante andamento del 2012, mantenendo tuttavia quasi intatta la sua quota di mercato pari all’8%. Ed è proprio questo il fattore significativo: se il volume di vendita scende a parità di quota la flessione non riguarda la marca ma l’intero mercato: mancano gli acquirenti ormai trincerati, giustamente, dietro un muro di sfiducia e diffidenza sulle sorti della propria economia domestica. Esattamente quello che tra Professori e Tecnici sembrano ignorare del tutto: non è necessario essere dei maghi dell’economia per capire che la grande ambiguità delle manovre in corso blocca ogni istinto o necessità di consumo e a catena tutto il resto allontanando sempre più ogni ipotesi di ripresa.  

Crescono solo Dacia e coreani (Hyundai e Kia) 
TORNANDO alla nostra classifica, il peggior risultato in assoluto, escludendo le 3 Saab vendute forse a qualche nostalgico collezionista a prezzi da amatore, è stato quello della Honda (-85,6%) con appena 202 vetture in tutto mentre, un altro indice degno di nota, fra le auto premium (quelle degli “evasori” che vengono fermati ad ogni angolo di strada) la Audi tiene spavaldamente la testa con 5.700 consegne con un calo dell’11,5 %  (-20,6 sul trimestre ma sempre a pari quota) superiore alla perdita di Mercedes (-10,4%) più bassa in volume con 4.357 unità dietro Audi anche per quota.

Gli interni della Range Rover Evoque

Le 3.800 auto consegnate da BMW piazzano la marca di Monaco al terzo posto con un calo del 33,5% sul mese e del 18,7 sul trimestre, anche in questo caso perfettamente in quota. Addirittura più alte del 10,6% le vendite di Porsche che viaggia però sui numeri contenuti quanto stabili: 353 esemplari invece di 319.  Tra i rarissimi marchi con il segno più, infine, la low cost per eccellenza, Dacia (+24,3%) con 2.331 unità, il binomio coreano sempre in ascesa Kia e Hyundai (+26,9 e +11,51%) e la Land Rover salita a 1.400 consegne da 872 dello scorso anno grazie all’arrivo sul mercato della Range Rover Evoque, nuovo modello di culto al volante della quale è meglio viaggiare con la denuncia dei redditi nel cruscotto.
Sono solo i numeri essenziali che si possono integrare con la quota delle auto estere cresciuta al 74% del mercato nazionale, sufficienti a dare un’idea abbastanza precisa della situazione. Le scelte e il gradimento del pubblico restano sostanzialmente stabili  ma l’orientamento all’acquisto da parte dei privati non supera il 65% lasciando il resto alle aziende, i noleggi e alle km/O in quasi perfetta sintonia con il recente sondaggio condotto da Career Builder.it che aggiunge anche il calo d’uso dell’auto segnalato dal 41% degli intervistati.

 


A SPASSO con Twizy. Ti guardano tutti e sorridono di curiosità e sorpresa. Se non l’avete vista da vicino com’è probabile basta un’occhiata alle foto per capire cosa intendo. Pensandoci bene Twizy potrebbe anche essere il “nick name” di una adolescente moderna tutta smartphone e discoteca. Non è così, ma ci va vicino perché la piccola “auto” (si fa per dire), sottile come uno scooter(1,38 metri) e lunga poco più (2,33 metri) con i suoi due posti in fila, spinta solo da un motorino elettrico

La Twizy Tecnic

di 9 cavalli (per i più giovani senza patente, o meglio con il patentino) e 17 cavalli per gli altri, sembra proprio un giocattolo, una “smartcar” (senza riferimenti alla Mercedes) per ragazzi benestanti abituati a sperimentare ogni moderna fantasia.
In realtà alla Renault che l’ha ideata e messa in produzione, sono convinti che l’”oggetto” semovente a corta gittata, rigorosamente urbana, nell’ordine dei 55-80 km al massimo, usando il piede leggero ed evitando di tirare fino agli 80 orari che sono il suo massimo, sia molto più jolly, ovvero anche per mamma, papà e famiglia in genere. Muoversi “easy” in città e anche in coppia, “twin”, era l’obiettivo dei progettisti che unendo i due termini ne hanno derivato il nome Twi…zy, adattissimo anche perché guidandola l’unica cosa che senti, a parte i colpi delle buche, è quel sibilo del motorino che suona proprio come uno “zy” costante. 

 

Come va su strada?
E’ divertente, non c’è dubbio, se è bel tempo e non fa freddo. Io, e i colleghi che erano con me a Ibiza per la presentazione internazionale, l’ho provata di più sotto la pioggia, a bassa temperatura peggiorata dal vento, più un rapido giro col tepore romano. Va bene che non ti bagni la testa, ma tutto il resto si, e poiché non viene in mente di vestirsi da motociclista il disagio è immediato. E’ abbastanza dura, però, di sospensioni e di sedile, ricoperto questo, da un sottile cuscinetto insufficiente ad

La Twizy al... guinzaglio

ammortizzare l’osso sacro. In fatto di agilità, con i suoi 450 kg (100 sono di batteria) è come una bicicletta senza il rischio di cadere, ma sul bagnato è meglio non essere troppo disinvolti e, bello o brutto che sia il tempo, e bene fare l’abitudine a controllare i lati e il posteriore con gli specchietti, l’unico modo per sapere cosa accade dietro.

In 3 al posto di una. Sul cruscotto il segnale della batteria carica

A questo però e alla prudenza d’uso si fa l’abitudine. Diamine, non è un’automobile e neppure uno scooter, è Lei, Twizy: Urban, senza porte, Color, con le semiporte optional (600 euro) ad apertura alare, Technic stile mini Batmobile. E, a proposito di “euri”, ce ne vogliono minimo 6.990, per non dire 7.000, più 50 euro al mese per il noleggio della batteria (sempre garantita e sostituibile in caso di necessità) che fanno altri 600 euro l’anno e le porte, consigliabili per protezione e per estetica: totale, 9.900 euro, ma se resta ancora qualcosa in tasca i gadget aggiuntivi proposti dalla Casa non mancano. L’auto elettrica secondo Renault comincia da qui, ma fra pochissimo arriverà anche la Zoe che è un’automobile da 4 metri 100% elettrica. Alla prossima, allora.