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il blog di Claudio Nobis

Tasse auto, la sorpresa avvelenata nell’uovo di Pasqua

LA SCURE fiscale del Governo “tecnico” è riuscita trovare un’altra testa da mozzare per metterla nell’uovo di Pasqua del mercato automobilistico. Questa volta si tratta delle auto aziendali che aspettano da anni, senza speranza, un adeguamento ai trattamenti europei. Invece, giusto all’indomani della disastrosa chiusura del mese e del trimestre automobilistico, ampiamente illustrato nel precedente post, è scattata un’altra emergenza, la compensazione finanziaria al Decreto Lavoro, e con un colpo di fantasia ecco un altro strattone a quel lenzuolo fin troppo corto da tempo, in assenza di tagli sulla spesa pubblica. Così hanno avuto la loro dose anche le auto delle società che insieme a quelle del noleggio, stavano dando un minimo di fiato alle vendite coprendo il 35% di quota a fronte del risicato 65% dei privati.

Un’altra inziativa contro l’auto a favore della recessione 
SONO cose che di solito non sfiorano neppure il pubblico “comune”, alle prese con il caro benzina e tutto il resto, ma credo sia bene segnalare anche questo ultimo misfatto perché la crisi del settore auto fa parte di quel pacchetto che influisce negativamente sulla recessione, come ha osservato l’Unrae (l’associazione delle Case estere) ricordando che in questo modo <si compromette la competitività delle aziende italiane rispetto a quelle estere per l’ulteriore aggravio dei costi>. L’ho detto come tanti più volte: mai come in tempi di sacrifici è necessario distribuirli in modo razionale, altrimenti l’unica conseguenza automatica è il crollo verticale dei consumi ( nel caso dell’auto anche dell’uso) che neutralizza gli obiettivi di incasso per lo Stato innescando nuove richieste mentre una ad una le attività produttive si fermano. Forse non so fare i conti ma ognuno di noi sa che la spesa di benzina fa parte di un budget sempre più ridotto e 2 euro al litro sono un buon deterrente per evitare di comprarla. Come e più di tante altre cose.

IPT  troppo alta, Roma e Milano perdono 5 milioni 
MA già che ci sono permettetemi un altro esempio. Le grandi aziende di noleggio hanno già dato una buona dimostrazione di quanto andavo ripetendo. Non in termini di riduzione ma, questa volta, spostando le aree di immatricolazione per difendersi dall’esagerato aumento dell’IPT (l’imposta provinciale di trascrizione). Potendoselo permettere per legge, si sono trasferite nelle province a Statuto speciale che non hanno adottato la nuova IPT. Risultato: Bolzano, Aosta e Trento si sono trovate di colpo con un maggior incasso complessivo di circa euro, 8 milioni di euro, Roma e Firenze con 5 milioni in meno. Cosa faranno allora gli automobilisti che non potranno andare nei “paradisi” della vecchia IPT? E le città danneggiate a chi chiederanno i soldi mancanti? Provate a indovinare.

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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