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il blog di Claudio Nobis

Auto-Mobile & Design: come (ri)svegliare i mercati

CASA e auto, immobile e mobile (nel senso che si muove), i due ambienti in cui viviamo salvo qualche fuga all’aria aperta anche se non sempre respirabile. Questa volta i due “soggetti” si sono incontrati a Milano per il salone del mobile (nel senso degli arredi) affiancato dal “fuorisalone” con la sua Design week. E’ stata una settimana da stress e adrenalina pura, con incursioni incrociate fra settori merceologici di ogni tipo, per i tanti protagonisti che dopo sei giorni di eventi non stop, valutano il consistente bottino ricavato. Un successo indiscusso di immagine per tutti, prima ancora di stilare la classifica di chi ha convinto di più dando libero sfogo alle fantasie più audaci e trasgressive in tema di design, il vero valore aggiunto che determina il successo commerciale di qualsiasi oggetto se riesce a “fare moda”. Non è stata, dunque, una semplice fiera, rassegna o mostra come ne figurano tante a calendario ma qualcosa di molto più incisivo, testimone dei tanti mutamenti di costume in rapida evoluzione (o involuzione?) di ciò che viene definito “Life Style” perché il semplice <stile di vita>, in italiano, suona riduttivo. 

Preferite l’estetica o la funzionalità?  
CIO’ che colpisce, in tempi di low cost, tagli obbligati alla spesa “privata” (per non toccare quella pubblica…) e risparmio estremo, è la forza seduttrice delle forme che supera di netto il valore intrinseco delle cose. Il piacere dell’occhio, e quindi la propensione all’acquisto, il gusto del bizzarro, insolito e provocatorio, mi sembra superi di netto l’arido pragmatismo della funzionalità senza fascino, perché solo di rado le due cose stanno insieme, dall’oggetto più economico al più costoso, automobile compresa. Un nuovo fenomeno, allora? Non direi proprio. Secondo me, rischiando il dissenso generale, la vera novità sta nel  divario crescente fra estetica di moda, qualità reale di contenuto e prezzi. Si paga volentieri ciò che appare e soprattutto è “trendy” solo perché lo dice il fantasioso stilista di turno. Ma se questo spinge i consumi e un cenno di ripresa, diciamo che va bene così.  

Dalla 500 Gucci di Elkann alla Evoque di McGovern

Lapo Elkann con la 500 Gucci

E l’automobile, come si muove in tutto questo? Alla prima occasione lo chiederò all’amico Lapo Elkann che ama <applicare l’inventiva al prodotto>, come dice lui stesso, e che oltre a promuovere il primo progetto della nuova Fiat 500, rivestita ora nella versione cabriolet per il brand Gucci,  ha inventato la sartoria della Ferrari (Tailor Made per clienti tendenti all’esclusività estrema) di cui ho già parlato nei precedenti post sul salone di Ginevra. In entrambi i casi, tuttavia, “sotto” c’è qualcosa di concreto e tangibile. Com’è sempre stato, del resto, anche se in questa settimana l’automobile, nel ruolo di ospite non protagonista primaria, ha “cavalcato” la “Design Weekfingendo di averlo scoperto solo adesso e dando un’involontaria risposta alla teoria di Luca Nichetto, designer di successo (non nell’auto), che sottolinea la necessità di <concentrarsi sul prodotto senza pensare ai riferimenti storici e ai dettagli>. Quale miglior dimostrazione allora della Range Rover Evoque firmata da Gerry McGovern? E’ piaciuta a tutti, senza condizioni e tanto basta. Confesso un certa perplessità nell’ascoltare tante convinte affermazioni, tanta dotta “filosofia” che spiega il perché certe cose “devono” piacere, ma lo dico sommessamente per non essere classificato come un ottuso conservatore.

Così i coreani di Hyundai hanno occupato il Brera District
 <DIFFICILE ricordarsi che c’è anche un salone fuori> attacca Citroen (che il design ce l’ha da sempre nel DNA) nelle sue pagine pubblicitarie dedicate all’evento e aggiunge <entrate in una nuova era>  riferendosi agli interni della DS5 in bella vista al Montenapoleone Design Experience. Questa volta il riferimento è più chiaro: obbligata a rinunciare all’inebriante amore per la velocità, all’automobile non resta che il comfort più simile a quello di casa.

La Hyundai i30

E se lo dice anche il bravo Flavio Manzoni, capo del centro stile della Ferrari dovrebbe bastare. Dal Brera Design District  faceva poi eco l’annuncio più generale di Hyundai che ricorda al pubblico come il legame tra la marca coreana e il design cresce ogni giorno e non solo per la i30 raffigurata in pagina. Cosa, peraltro, del tutto reale e riconosciuta dall’intero mercato europeo che nel magro mese di marzo (-7%) ha premiato il brand coreano con un secco +13% insieme alla consorella Kia a +18% anch’essa in evoluzione stilistica costante iniziata nel 1977 con il lancio della Pony, il  primo modello progettato dalla Hyundai e disegnato da Giorgetto Giugiaro… 

Mini, regina del marcketing con effetto flou (Ray Line)

Effetto flou per la Mini Ray Line

Ma c’è chi, come Mini, basa il suo consolidato e inarrestabile successo proprio sull’evoluzione della sua storica immagine e su abilissime strategie di marketing. La piccola anglo-tedesca è andata oltre e da vera star del palcoscenico ha sfoderato un caleidoscopio di colori “fluo” d’insieme e di dettaglio (sei diverse tonalità solo per gli specchietti retrovisori), riuniti in variegati  “pacchetti” da abbinare ad altrettanti particolari di abbigliamento soprattutto femminili come occhiali, scarpe, borse, bracciali e monili vari. Si chiama Ray Line questa rinnovata edizione riservata al solo mercato italiano, che il 5 e 6 maggio festeggerà il suo incontro con il pubblico accompagnata dallo slogan <I trend non si seguono, si guidano>. Ma anche con invitanti formule commerciali come “Mini Free”, una rateazione da 99 euro al mese comprensiva di assicurazione. Sono solo alcuni esempi della “intrusione dell’auto al salone milanese ma ne resta ancora almeno uno, quello della inedita Mercedes Classe A che merita però un discorso a parte.   

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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