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L'ultima edizione della "Duetto" prodotta fino al 1993

I GIAPPONESI di Mazda e gli italo-americani di Fiat-Chrysler. La futura MX-5 (Miata negli Usa) dalla cui “costola” nascerà, o meglio, dovrebbe nascere, nel 2015 la nuova spider Alfa Romeo rigorosamente made in Japan. Media, web e commentatori vari l’hanno già arbitrariamente e frettolosamente battezzata come l’erede della Duetto un nome, per inciso, scelto a suo tempo con un sondaggio pubblico ma fu usato ufficialmente solo per poch imesi. In 27 anni subì tre restyling dopo la prima edizione e fu prodotto in meno di 130.000 esemplari fino al 1993 eppure la sua forte immagine in perfetto stile Pininfarina è rimasta intatta. Per il mondo automotive come si dice ora, è stata la “notizia” della settimana ed è bastato l’annuncio, mercoledi scorso, di un <memorandum d’intesa non vincolante> fra le due aziende, per festeggiare alla grande il rilancio della “povera” marca del Biscione che di traversie nei suoi 105 anni di storia ne ha passate davvero tante. Non le mancò neppure, nei primi anni Ottanta, la prima esperienza giapponese, un’alleanza con la Nissan che diede vita, peraltro breve dall’83 all’87, all’ARNA (Alfa Romeo Nissan Automobili) con tanto di stabilimento a Pratola Serra(Avellino).

L'ARNA del 1983

Lo slogan pubblicitario recitava: <Arna, e sei subito alfista> ma fu un clamoroso disastro e non a caso le cronache di questi giorni si sono riferite solo al più recente accordo italo-giapponese Fiat-Suzuki per la “Sedici” 4×4. E ora, con tutto il rispetto per una marca degna come Mazda, per salvare l’Alfa ci mancava anche un trapianto giapponese di organi fondamentali come il “pianale” o se preferite la “piattaforma”, della loro Miata. Intendiamoci, la MX-5 è una vera star, un modello da record che dopo oltre vent’anni di carriera è quasi al traguardo del milione di unità vendute, circa 7 volte più della sua “Musa” Alfa, e ancora un lungo futuro davanti. Ha anch’essa una grande storia molto ben narrata sul sito di Omniauto (http://www.omniauto.it/) e la trazione posteriore, ma soprattutto fu ispirata dalle migliori culture del (continua…)

LA domanda ricorrente e un po’ ossessiva è sempre la stessa da tempo. Dove va e come sta l’auto elettrica capace di trasformare la mobilità inquinante in mobilità sostenibile? Bene grazie, anche se gattona come una neonata sorvegliata a vista dai genitori perché non si allontani troppo dalla culla. Sì, qualcuna più grandicella e orgogliosa riesce a fare il giro del palazzo e magari arriva anche ai giardinetti ma per andarsene a spasso senza limiti deve ancora crescere e molto. Non vorrei sembrare disfattista o peggio, sapendo bene che ogni cosa nuova richiede il suo tempo. Ci vuole però un po’ di sana lucidità, piedi per terra e orizzonti più larghi di fronte al diffuso desiderio di politici, costruttori e media di sbandierare risultati ancora lontani e in gran parte da definire. Per questo darei un “mi piace” alla strategia e alle formule della Ford rilanciate con l’ultima anteprima della Focus elettricaa Roma. Le

La Smart elettrica è ancora prodotta in piccola serie

elettriche “pure”, solo a batterie, costano molto care, offrono autonomia limitata e in più devono vedersela con infrastrutture di ricarica ancora sostanzialmente tutte da realizzare con relativi regolamenti e costi d’uso. Si sta lavorando intensamente, non c’è dubbio, anche sfidando i rischi di molte incognite tecniche, pratiche ed economiche che richiederanno ancora tempo e forti investimenti. Ogni passo avanti compiuto è sempre una festa, naturalmente, ma al momento c’è solo un piccolo spazio per piccole seconde auto da città come la Smart, per ora anch’essa in numeri da amatori, il bizzarro scooter a 4 ruotine Twizy della Renault o le più serie C zero Citroen, iOn della Peugeot e via dicendo. Ma, onestamente, si può immaginare una berlina media, comoda e confortevole come seconda auto urbana da 35/40.000 euro? Intanto anche Ford cala il suo asso. Parliamone nel  post qui sotto.

 

 

L'anteprima della Focus Elettrica al MotechEco di Roma

<TIPO: trazione permanente magneto-elettrica. Potenza: 107 kW (145 cv). Coppia: 250 Nm. Velocità massima: 136 Km/h. Autonomia massima:160 Km>. Promettono già bene le quattro voci iniziali della scheda tecnica a “corredo” della inedita Focus elettrica che segna il debutto ufficiale di Ford nell’area delle “zero emission vehicles”, ribattezzate ora “BEV” che sta per <Battery Electric Vehicles>. Per quanto il piano di “elettrificazione” della casa americana sia molto diversificato e razionale, e non ponga quindi in primo piano l’auto a batterie, la Ford non poteva comunque esimersi dal mettere sul tappeto il proprio asso cominciando appunto con la Focus e con il mercato di casa propria, gli Stati Uniti, dove l’auto è già disponibile in omaggio ai pressanti desideri di Washington. In Europa invece arriverà l’anno prossimo, ma il “MotechEco”, salottino più che Salone della mobilità sostenibile, allestito recentemente dal Comune di Roma con l’augusta benedizione del neo ministro dell’ambiente Corrado Clini, era un’occasione per un’anteprima da non mancare, anche per non lasciare la piazza a marche concorrenti come Renault, Citroen,Peugeot.

La consegna ai concessionari delle prime Opel Ampera

E soprattutto Opel che sfoggia la sua celebrata Ampera, Auto dell’anno in carica, nella particolare formula “ibrida-extended range” consegnata proprio nell’occasione in 30 esemplari ad altrettanti concessionari.  <C’è una Ford nel vostro futuro> recitava un vecchio slogan della casa americana che è riuscita a mantenere negli anni una politica di prodotto sempre concreta e coerente alle richieste dei tempi. Perciò, per i futuri clienti dell’ovale blu con la vocazione green, l’elettrica non poteva mancare. E a giudicare dal breve test compiuto, va anche piuttosto bene (pur nei limiti di tutte le elettriche). Il prezzo? In America è di $ 39.000, in Europa è ancora da definire.  (continua…)

Mazda CX5, più Suv/ che Crossover

ANCORA su Mazda CX5. Mi dicono che nel mio precedente post (qui sotto) sono stato troppo avaro di commenti tecnici a favore di quelli più “strategici” e nel voto complessivo che avevo indicato in un buon 7 e mezzo. Un giudizio personale che confermo, considerandolo equivalente a un “molto buono”. La perfezione non esiste, meno che mai nell’automobile che è sempre figlia di molti inevitabili compromessi anche ai più alti livelli di prezzo finale. Me lo ripetevano tecnici e progettisti, molti anni fa, rispondendo alle mie critiche più severe. Oggi non lo dicono più, al contrario esaltano ogni particolare regalando facilmente ai propri prodotti la qualifica di “best in class”, piuttosto inflazionata. A sentir “loro” sono tutti primi e migliori dei concorrenti: normale, ma salvo rare eccezioni restano poco credibili e più d’una volta le reginette del primo giorno incappano poi nei famosi “richiami” per sistemare qualcosa che tanto perfetto non era e che in Italia sfugge quasi sempre alle cronache. Detto questo, la nuova CX5, pietra miliare dell’auspicato rilancio della marca (dopo l’ultimo arretramento nel 2011 a 1.247.000 auto in tutto il mondo) conferma la ferrea volontà e la indiscutibile capacità di far bene, almeno da parte dei tecnici operativi.

(continua…)

Vienna 5 maggio
<MAZDA ricomincia da 5>. Mi sembra già di vedere i titoli dedicati da qualche giornale al debutto stradale del Suv-

Il nuovo Suv CX-5 della Mazda

Crossover compatto CX5 firmato dalla casa giapponese, in vendita ufficialmente da ieri con un listino invitante (per la categoria) che parte da 22.900 euro per la versione 2 litri a benzina 165 cv, e da 24.900 euro la 2.2 diesel da 150 cv, fino a sfiorare i 34.000 per la top di gamma, sempre 2,2 diesel nell’allestimento “Exceed”. <Non faremo il classico “porte aperte” – hanno sottolineato i manager della Casa – ma sosterremo il lancio solo con la campagna pubblicitaria>. E anche questo è un sintomo di concretezza visti i risultati sempre più scarsi di quella formula di invito al pubblico ormai logora. Sono passate tre settimane da quando è iniziata a Vienna la presentazione alla stampa internazionale ed è toccato a noi italiani chiudere ieri la serie, in simultanea con l’avvio della commercializzazione delle prime 500 unità di cui200 a benzina, già disponibili nelle 90 concessionarie italiane.
E’ una bella sfida, termine appropriato in questo caso, che Mazda lancia a se stessa e a rivali di rango in un segmento di mercato che, malgrado i tempi, sembra attirare sempre più acquirenti in tutta Europa (+25% nel 2011) anche a “danno” delle berline di classe media. La CX5, con un programma iniziale di produzione di 160.000 unità l’anno 40.000 delle quali destinate all’Europa, dovrà vedersela con modelli come Toyota RAV4, VW Tiguan  e Ford Kuga, impresa già complessa anche senza sfiorare  brand di lusso come Audi Q3 e Bmw X1, e soprattutto con i temibilissimi coreani di Hyundai e Kia che hanno in campo l’ix35 e lo Sportage. La sfida appare tanto più coraggiosa a giudicare dagli obiettivi di Mazda che oggi ha una quota di mercato di appena l’1% in Europa e dello 0,4% in Italia: affidare al nuovo Suv il ruolo di modello “guida” della gamma e di apripista alla prossima edizione di Mazda 6, come ai modelli che seguiranno. Il tutto, nel quadro di un forte rilancio globale per crescere e tornare in attivo dopo quattro anni di perdite, e un ulteriore calo (-2%) delle vendite globali nel 2011 a 1.247.000 auto, ed essere stata segnalata dalle cronache finanziarie come  <Japan’s only unprofitable auto maker>.    

 Skyactive, formula Mazda made in Japan: <Finalmente senza la Ford>  

Dietro il portellone un bagagliaio abbondante

UNA bella scalata da fare, dunque, cui tuttavia è possibile dare credito a giudicare dal visibile e concreto sforzo testimoniato proprio dalla CX5, un modello ben studiato per rispondere a tre imperativi basilari: minori costi di produzione (e quindi buoni prezzi), maggiori vendite, maggiori utili. Convincente al primo contatto stradale pensando agli orientamenti del pubblico che apprezza il genere, il primo istinto mi porta ad assegnare un buon 7 e mezzo di voto su scala da 0 a 10, e se questo è solo l’inizio della nuova filosofia, promette già molto bene. Ce l’hanno messa tutta, nel progettare questo nuovo Suv compatto e up to date su cui puntano moltissimo per il futuro del brand, i manager e i tecnici di una marca orgogliosa e dal passato glorioso come la Mazda, del genere della nostra Lancia (nei suoi tempi migliori) o della francese Citroen. Insomma, una marca animata da un spirito innovativo e creativo fuori dal comune, il che tuttavia non ha portato sempre a un proporzionale successo. Per molti anni, infatti, dal 1979 al 2008-2010, la casa giapponese ha avuto bisogno di un partner come la Ford che arrivò a detenere il controllo della società fino a un terzo del capitale. Poi, la grande crisi iniziata quattro anni fa e la saggia politica di dismissioni del presidente Alan Mulally, portò a una progressiva rinuncia da parte della casa americana con la quale ora esiste soltanto un rapporto di collaborazione reciproca. Così oggi l’orgoglio di casa Mazda è riemerso lampante con la palese soddisfazione dei manager attuali nell’annunciare ai giornalisti l’inizio di una nuova stagione di grande rilancio per Mazda, “finalmente affrancata da Detroit”, di cui la CX5 è il primo segno tangibile di come saranno concepiti i prossimi modelli, ispirati dalla inedita tecnologia tutta <made in Japan>, “Skyactive” e  dal design “Kodo – Soul of Motion”.  

A PROPOSITO di lettere degli imprenditori esasperati quando non ancora disperati, di quelle che Radio 24 e Oscar Giannino ricevono ogni giorno, ne ho ricevuta una anche io da un concessionario più forte e grintoso di altri, e anche più orgoglioso, nel settore da quando era bambino e circondato da una famiglia di veri maestri del mestiere, di quelli per intendersi che hanno saputo conquistare la fiducia dei propri clienti. Professionisti che hanno saputo stare alla larga dalle banche e per questo oggi meno in pericolo di altri pur bravi colleghi. E’ stato uno scambio di confidenze, come mi capita di fare con gente che conosco bene e stimo da anni, e quindi ho cancellato dal testo i riferimenti specifici. Quello che conta, del resto, sono le sue riflessioni, coraggiose e battagliere, che piaceranno di certo anche all’amico Oscar Giannino quando le leggerà. Eccole:

LA LETTERA: <Non dipendo dalle banche e neppure dalle case automobilistiche…>
 
<…..IL MOMENTO come tu hai detto è veramente difficile, la politica non ci aiuta e le Case sinceramente non sanno “che pesci prendere”…. Si dividono tra il non saper fare ed il non voler fare in aiuto dei “partner concessionari“. 
Da marinaio penso che l’unica cosa da fare adesso è ridurre le vele andando alla cappa secca in attesa che passi la tempesta. Qualsiasi manovra azzardata ora, potrebbe significare scuffiare con conseguenze improbabili ma quasi sicuramente devastanti. La liquidità di tutti i concessionari (ho parlato ieri anche con ….  mio amico e membro di Federauto, associazione impotente) è arrivata  al minimo storico, le banche non si fidano più del settore automotive e chiudono i rubinetti e il governo (vedi incontro della scorsa settimana dove Monti si è defilato) non riescono o non vogliono comprendere. Così facendo con le loro restrizioni stanno perdendo possibilità di ulteriori introiti fiscali. Ripetiamo sempre che il settore copre il 12% del PIL ma tra tasse automobilistiche , iva,  IPT, e indotto continuano a perdere, al MASSACRO, gettito fiscale!!!! E come ti dicevo, della ultima riunione, non vogliono neppure ascoltare…

VEDREMO il da farsi nei prossimi mesi ma non ti nego che non avendo mai visto in vita mia una tale buriana non so cosa fare. La mia gestione ancora regge perché non dipende dalle banche ma sono pronto, dopo averlo annunciato alla marca che rappresento e che con un po’ di  timore cerca di aiutarmi, ad uscire dal business nel momento in cui  la mia società avesse necessità di un solo euro da richiedere alle banche… Ho detto loro infatti che i miei capitali personali non verranno disinvestiti per soddisfare esigenze aziendali e ciò vuol dire: <o mi reggete voi dandomi i bonus di obiettivi irraggiungibili e facendomi tagliare i costi su standard  improponibili oggi, oppure se il business non regge da solo stacco l’interruttore della luce che è il solo costo certo insieme a quello dei collaboratori che la mia azienda sopporta e affitto i miei locali ad altri imprenditori di altri settori…italiani e non>. Non avere leasing e affitto mi aiuta a prendere decisioni in poche ore…. e mi sa che l’hanno capito!!!! Comunque  il  mondo è cambiato, tutti ci stiamo riportando a più miti gestioni e organizzazioni. Le marche gestite dalla mia famiglia mi hanno accordato di raggruppare tutti i service in un unica  struttura… Per me è una grande rivincita e grande risparmio, in più ho creato un precedente italiano e non ti nego che in futuro utilizzerò questa concessione per puntare allo stesso risultato anche nelle altre aziende in cui operiamo. Queste le uniche mie strategie  per il futuro: a 40 anni mi vedo nel bel mezzo di una crisi epocale ma sinceramente non ho nel dna la voglia di mollare ma quella di lottare sempre… Chi molla ora ha  perso la partita e a me non piace essere battuto…>.