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il blog di Claudio Nobis

Anche l’auto in fila ma Monti non riceve

Dove ho messo la ripresa? Deve essere dietro quel mucchio di tasse, ci vorrà un tecnico per trovarla, non posso fare tutto io

CI hanno provato anche loro, i concessionari d’auto, attraverso la propria associazione di categoria Federauto, più debole di molti altri, schiacciata da un mercato asfittico sopraffatto da costi proibitivi non tanto del prodotto auto ma del suo utilizzo, e dalle case automobilistiche che essi rappresentano. E che, a loro volta, devono difendere i propri conti. Con una differenza, però: “loro”, sono grandi multinazionali che operano su molti mercati e possono quindi riparare in terre più favorevoli. Gli altri, fornitori, officine e concessionari restano sul campo privi di ogni prospettiva dopo aver investito nelle proprie “show room” secondo i regolamenti e il dettato delle Case che vendono loro perfino i mobili.
Ironia della sorte, fu proprio Mario Monti quando era commissario a Bruxelles, a tentare una ristrutturazione del sistema di distribuzione mercato auto a favore dei concessionari, ma i costruttori si opposero duramente e fecero intervenire addirittura due governi, quello tedesco e quello francese, per fermarlo. Ma oggi Monti è Presidente del Consiglio, ha altri problemi e non ascolta neppure i semplici conti che gli vengono esposti.

E Federauto arrivò (inutilmente) alla in Commissione trasporti della Camera 
….“DALLA prima manovra varata dal Governo Berlusconi a quella del Governo Monti, tra interventi sulle accise (+20% solo sui carburanti, ndr), auto di lusso, Ipt e Iva lo Stato conta di incassare per quest’anno 7,5 miliardi di euro di nuove entrate. Ma non sarà così, perché la stangata sull’auto sta producendo un arresto dei consumi e alla fine

Ma cosa vogliono? Non lavorano più e protestano pure. Ingrati, non mi meritano

queste misure danneggeranno tutti: lo Stato stesso, i contribuenti e il nostro mercato che conta 1.200.000 addetti e rappresenta il 16,6% di contribuzione al gettito fiscale nazionale, oltre all’11,4% del Pil…… e se non si prenderanno immediati provvedimenti, salteranno entro l’anno 240.000 posti di lavoro, con dei veri e propri azzeramenti del know how made in Italy…”. E’ questa la sintesi di quanto ha esposto il presidente di Federauto Pavan Bernacchi  alla Commissione Trasporti della Camera il 26 aprile scorso. Concetti e cifre ripetuti ormai quasi quotidianamente ma pur sempre validi, seppure riferiti ormai al passato, poiché al prossimo rilevamento le cifre risulteranno inferiori a cominciare dal gettito fiscale. Inutile insistere, dunque, sperando in una gestione equilibrata e produttiva. Qualcuno potrebbe chiedersi se il settore auto sia davvero fra le priorità di oggi ma la risposta è semplice:  oggi l’automobile rappresenta la mobilità, è uno strumento di lavoro indispensabile soprattutto in un Paese dotato di un  trasporto pubblico improbabile, e solo in minima parte un lusso superfluo. Ma, se ci pensate, è proprio per questo che è diventata anche la più facile risorsa fiscale di un’Italia sempre più in “panne”.

 

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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