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il blog di Claudio Nobis

Il mercato precipita: a che punto è la notte dell’auto?

ANCHE  le vendite di maggio sono andate male e, onestamente, non è stata una notizia. Ma come ogni mese ripropone la stessa domanda: a che punto è la notte dell’auto? Nel buio più totale. Pian piano appare l’immagine di una idea diversa della mobilità e del vecchio amore per il mito dell’automobile che ormai appartiene al secolo scorso molto più che a quello attuale. Prende corpo un nuovo fenomeno di costume che oggi si chiama “Life Style” e che ha visibilmente declassato la vecchia e costosa quattro ruote. I giovani possono anche ridere increduli, ma c’è stato un tempo in cui la domenica mattina vedevi i fortunati possessori di una piccola utilitaria felici di lavare con cura la macchina alla fontanella, mentre al cinema imperversava James Bond con le sue auto mirabolanti che avevano fra gli altri gadget un GPS da fantascienza.     

 VENT’ANNI dopo già si circolava a stento e ci aspettava molto di più dal futuro. Ma l’idea dell’auto <del Duemila> immaginata, accarezzata e annunciata negli anni Ottanta, non si è realizzata. E’ arrivata, certo, l’elettronica che fa tutto da sola e ha migliorato la sicurezza, ma fa ancora impazzire utenti e meccanici e non si ripara ma si sostituisce. Per il resto, tutto nella sostanza è rimasto come prima. Strategie commerciali opache e ispirate a vecchi schemi di seduzione nei confronti del pubblico ispirate al gioco dei diversi allestimenti, degli optionals che cambiano il prezzo finale, compreso l’irritante vecchio trucco della vernice metallizzata che sa più di tassa che di scelta. E ancora, dei finti sconti programmati prima di formulare il listino di un nuovo modello, dei prezzi civetta e dei “saldi” pre-lancio, per non dire della comunicazione e della costosa pubblicità televisiva che supera spesso il senso del ridicolo. Il resto lo ha fatto il fisco illudendosi che “l’amore” per l’auto fosse eterno sostenuto anche dalla nota insufficienza del trasporto pubblico consentissero qualunque sacrificio. Ma non è così e non sarà certo il professor Monti a capirlo visto che <si è sempre fatto così> è l’auto anche per chi ci deve campare resta pur sempre un lusso per…molti.

COSI’ l’auto non va più. E andrà sempre meno, non solo in Italia. <Senza una rivoluzione l’auto va in soffitta> ha scritto con l’abituale nitida lucidità nel suo ultimo editoriale di “Quattroruote”, Carlo Cavicchi. <Ci vuole qualcosa che distrugga l’ordine costituito e lo ripensi completamente diverso. Una nuova ripartenza o sarà la fine, perché l’auto di oggi ha più di 100 anni e li dimostra tutti> conclude Cavicchi. Con il quale e non da oggi sono quasi sempre del tutto d’accordo.

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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