Sdrive (out)

il blog di Claudio Nobis

Mercato Auto giugno, peggio del previsto

DEFINIRE “crollo” il -24,4% di flessione sul mercato dell’auto è quasi un eufemismo. In realtà è molto peggio e in questo devo dare ragione a Pavan Bernacchi, la voce dei concessionari di cui è presidente. A due giorni dalla chiusura dei conti aveva segnalato un – 27% chiedendosi fino a che punto le Case auto avrebbero spinto sulle Km/0 per bilanciare come hanno sempre fatto. Ebbene sembra proprio che questa volta il fenomeno delle vendite artificiali si sia fermato ai minimi storici. Gli stessi concessionari che partecipano al “panel” di “Interautonews” non ci credevano e avevano stimato una chiusura a quota 142.000 unità contro le 128.388 del risultato effettivo. Non ricordo sia mai successo, e un errore tanto macroscopico è un ulteriore segnale significativo di una stretta che impone la revisione di molte cattive abitudini. Anche volendo, le reti di distribuzione hanno ormai l’acqua alla gola e cominciano a ribellarsi alle tante imposizioni delle Case. Non ho mai difeso i concessionari ma questo è un dato obiettivo. E’ ormai chiaro che la propensione agli acquisti cala a vista d’occhio, ben rappresentato dal – 22% degli ordini: nel semestre i clienti “privati” sono scesi a 516.444, il 63% del mercato totale con una flessione del 23,2%. Perfino superiore al consuntivo del mercato per ora entro la soglia del -20% anche se di pochissimo, con 814.179 immatricolazioni. La crisi morde ferocemente e gran parte della liquidità e del potere d’acquisto si dissolve in tasse maturate con l’incertezza di nuove imposizioni. Così anche gli sconti migliori non attraggono più. Perfino la originalissima promozione della Fiat con la benzina a 1 euro per 3 anni sembra non aver sortito l’effetto sperato. Restavano i noleggi e le auto aziendali a tenere un po’ su le immatricolazioni, ma entrambi i settori sono diminuiti rispettivamente del 9,6 e del 16,7%. A completare il quadro resterebbe l’usato: più ricco che mai di ottime offerte è tuttavia in calo dell’11,7%.
Le associazioni di categoria, Anfia e Unrae, si sono affannate ancora una volta a  spiegare i danni che tutto questo porterà alle aspettative del Governo sull’introito fiscale che diminuirà sensibilmente (quasi 3 miliardi in meno) e che ci vorrebbero sgravi e incentivi per sostenere la ripresa del settore. Ma è un cane che si morde la coda e se in questi giorni le parti sociali litigano per i tagli alla sanità e ai farmaci è difficile ipotizzare incentivi alla mobilità privata: l’aumento della pressione fiscale è stato di certo un errore clamoroso ma per ora è difficile tornare indietro e quel che è peggio, il riflesso delle mancate vendite toccherà ancora l’occupazione. Questi sono i dati di fatto e a mio parere è inutile, almeno per ora, insistere sulle richieste di aiuto pubblico. Ci so dovrà accampare per la lunga notte come i terremotati dell’Emilia.
Ancora due righe sul dettaglio del disastro visto attraverso le singole marche. L’elenco è molto breve poiché fra le 46 marche operanti in Italia ne figurano solo 5 con il segno più, tre delle quali al di sotto delle 2.000 unità: Hyundai e Kia che insieme sfiorano il 5% (40.000 auto in sei mesi) sono rimaste le sole in attivo seguite da tre marche di nicchia come Land Rover (6.785 unità), Jaguar e Lexus (700 unità ciascuna in sei mesi). Qualche segnale di interesse si avverte nel totale delle auto ad alimentazione “alternativa”, a GPL in particolare mentre il diesel resta al 54% di quota. Le solite note, infine, nella classifica delle “Top Ten” dalla Panda in poi senza sorprese.

Claudio Nobis

view all post
Leave a comment

Please be polite. We appreciate that.

By Daniele Zedda • 18 February

← PREV POST

By Daniele Zedda • 18 February

NEXT POST → 34
Share on