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il blog di Claudio Nobis

“F” come Pininfarina, un padre, un figlio: quando lo Stile è l’Uomo

Sergio Pininfarina

<E’ morto Sergio Pininfarina>. E’ passata una settimana e cerco di riordinare le idee. Martedi mattina la notizia, mercoledi i necrologi sui giornali accanto alle tante pagine di omaggio alla memoria di un Grande. Giovedi la camera ardente, venerdi il funerale. Il solito iter. I molti che ne conoscevano solo la fama hanno scoperto tanti particolari che avevano sempre ignorato di una grande storia soprattutto perché non era stato un protagonista del jet set o un frequentatore dei talk show televisivi. Per gli altri, per quelli che in un modo o nell’altro ne hanno incrociato i percorsi di vita è diverso. Prima ti assale quel senso di vuoto sconcertante, come un vago senso di vertigine, che ti invade quando muore una persona che ti è stata cara. Non importa se non è un parente o un amico d’infanzia. Anche una lunga frequentazione e partecipazione professionale può creare un legame forte basato sulla stima per la persona, prima ancora di quella per il suo talento, l’ammirazione per i valori che sapeva trasmettere a chiunque incontrasse e che per me, per chi lo conosceva, erano stati importanti. Poi, con il passar delle

Il celebre logo della Pininfarina

ore, affiorano i ricordi di una vita. Tornano alla mente in modo disordinato e rimbalzano senza tempo, frasi, immagini, sensazioni, episodi anche banali, i più remoti accanto ai più recenti. Infine il funerale, la definitiva presa di coscienza che “quella” persona non c’è più. Ed è allora che i ricordi diventano più vivi, perché restano tuoi e non ce ne saranno altri. Ma sono proprio quei ricordi che ti regalano l’illusione che nulla sia cambiato. Non ci si vedeva da tempo, ormai, c’era stata la tragedia di Andrea quattro anni fa e non stava bene in salute, ma i ricordi erano e sono intatti. Perché Sergio Pininfarina è stato tutta la vita una persona davvero speciale e oggi non si può aggiungere neppure una parola di circostanza.    

 

Nel 1983 la Pinifarina fu official sponsor di Azzurra

QUANDO muore un genio, un talento puro, un artista di fama mondiale che ha legato il suo nome a quello di altri ugualmente famosi, è facile ricordarlo attraverso le sue opere. E’ stato scritto molto in questi giorni, del suo straordinario rapporto con il padre Pinin, il “fondatore” di una vera e propria dinastia, e della capacità di Sergio di continuare e replicare con altrettanto talento. Un caso unico più che raro. Nel 1957 fu assegnato a Pinin il “Compasso d’Oro alla carriere, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del mondo in materia di design, 38 anni dopo nel 1995, lo stesso premio fu consegnato al figlio e non ricordo che sia capitato ad altri. Sono state ricordate le Alfa e le Ferrari più celebri, le Peugeot e le Rolls, ma come per un musicista si ripropongono solo le arie più note e popolari non c’era spazio

Pinin, il Fondatore

per i “pezzi” più sofisticati, per le idee che l’industria non seppe o non ebbe il coraggio di accogliere pur restando esse tappe chiave di un percorso che precorreva i tempi. Voglio dire che l’intera opera di Sergio e non solo le icone più celebrate, è stata un capolavoro irripetibile di integrazione di due culture perfettamente complementari: quella del padre e quella del figlio. Che insieme occupano una spazio fondamentale nella storia dell’automobile e non solo.

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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