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il blog di Claudio Nobis

La parola a Sergio Pininfarina, Compasso d’Oro 1995

 

L’ultima creazione della Pininfarina, la Cambiano presentata al salone di Ginevra. E’ una berlina sportiva di lusso a trazioner elettrica

PRIMA di tornare alle cronache quotidiane vorrei proporvi un’appendice importante al ricordo di Sergio Pininfarina. Tra i documenti d’archivio ho ritrovato una ottima intervista pubblicata  sul volume del “Compasso d’Oro” 1995, quando gli fu assegnato il prestigioso riconoscimento alla carriera, 38 anni dopo quello di suo padre Pinin. Purtroppo non sono riuscito a trovare il nome dell’autore che mi vorrà perdonare per questo. E’ un’intervista a tutto tondo in cui emerge in modo perfetto il personaggio e al tempo stesso è un vero decalogo delle “linee guida” ispiratrici di tre generazioni Pininfarina che spiegano l’irripetibile successo dell’azienda fondata nel 1930. Il testo integrale è molto lungo ma ho provato a scegliere le frasi e i concetti che, nella grande semplicità, mi sono sembrati più significativi, i cui valori restano assoluti al di fuori del tempo. Ieri come oggi. (C.N.)   

 <Il MERITO principale è nelle linee guida lasciate da mio padre, un vero caposcuola per insegnamenti tecnici, estetici, ma anche di comportamento.

 Quello che mio padre voleva da una nuova auto e che io mi impegno a mantenere vivi sono tre principi: la semplicità, l’armonia delle proporzioni, la funzionalità dei contenuti. E tutto questo attraverso un’autocritica costante.

 Mi diceva sempre : <Fallo più semplice>. Valeva per un parabrezza, una calandra, un faro, un parafango…..

 …una linea pulita, se ben riuscita, non guadagna nulla da inutili decorazioni. Bisogna guardare alla natura, che ha saputo regalarci delle forme bellissime. Pensate allo squalo: è aerodinamico, slanciato, aggressivo.

 Dalle intuizioni empiriche di mio padre con la Lancia Aprilia Aerodinamica degli anni ’30 e le Abarth da record degli anni ’50, ai modelli di ricerca scientifica come i prototipi CNR  realizzati dopo la costruzione della nostra galleria del vento. Fummo i primi a volerne una nel 1966 e fu inaugurata nel ’72 quando si diceva che l’automobile non avrebbe avuto più futuro.

 L’armonia delle proporzioni è un caposaldo della filosofia progettuale della Pininfarina…. È molto complesso stabilire se l’equilibrio fra vuoti e pieni raggiunge la vera armonia…mi fa sempre piacere sentirmi dire che le nostre vetture  invecchiano bene …. Questo è il segno più evidente di un’armonia conseguita.

 Bisogna rispettare la funzione. Il nuovo non è automaticamente bello in quanto diverso, andare oltre il vecchio non significa necessariamente fare anche meglio… bisogna sempre saper essere autocritici, capire se quel dettaglio, se quella linea aggiunge veramente qualcosa o se è solo decoro….. il tempo è un giudice inflessibile e porta alla luce soprattutto i difetti.

 Ho avuto l’immensa fortuna di avere tre grandi maestri, mio padre, Enzo Ferrari e Alec Issigonis, il papà della Mini….

 …di Ferrari voglio ricordare che, ogni domenica, lui era già in fabbrica a preparare il lavoro del lunedì per i suoi

 …di mio padre ricordo una visita al salone di Parigi di molti anni fa… era interessato a tutto, non trascurava nulla. “Guarda – mi diceva – in ogni macchina c’è qualcosa di buono: se sai guardarlo, lo trovi”.

 …Issigonis era un uomo perennemente controcorrente, un innovatore nato. Prima di avviare un nuovo progetto metteva sempre in discussione tutto, fino alle radici.

 …mio padre ed Enzo Ferrari erano, senza discussione, dei monarchi assoluti. Issigonis aveva una statura di ‘progettista globale’ che trova un omologo solo in Dante Giacosa… figure irripetibili nell’industria automobilistica del giorno d’oggi (siamo nel 1995 n.d.r.).

 Io ero invece più portato al metodo di lavoro che alla disciplina regale, più all’operare come team che al prevalere dei talenti individuali. Certo, alla fine, ci vuole sempre chi si assume la responsabilità della decisione finale….

 Nel management come nel design, bisogna sempre essere autocritici: non si è mai fatto abbastanza e si poteva sempre fare meglio. Questo è un mondo che non perdona gli sbagli….

 Mio padre mi ha insegnato che l’ideale è avere un cliente per ognuno dei grandi paesi produttori…..

 La prima casa a proporci un rapporto di collaborazione stabile è stata la Peugeot e abbiamo cominciato a lavorare nel 1949…. Ricordo che una sera a Parigi, dopo il pranzo per la presentazione di un nuovo modello, mi pare fosse la 504, dissi a un alto dirigente della Peugeot: “Da tanti anni lavoriamo insieme. Eravate i quarti in Francia ed ora siete i primi: siamo bravi o portiamo fortuna? “ Era solo una battuta amichevole e tale fu la risposta: “Le deux choses, Monsieur Pininfarina”.

 Con la Ferrari non ci sono mai stati contratti di esclusiva. Il lavoro ce lo siamo sempre conquistati volta per volta….

 … sento la Ferrari come una donna che, ad ogni nuovo progetto, devo conquistare come fosse la prima volta.

 Mio padre voleva un cliente per paese: mi sembra che ci siamo riusciti. In Gran Bretagna lavoriamo – e persino produciamo – per l’unica industria rimasta inglese anche come capitale, la Rolls Royce  (siamo sempre nel 1995). Prima d’oggi non era mai avvenuto che una Rolls venisse costruita da un partner non britannico e, oltretutto, al di fuori del Regno Unito.

 Dove abbiamo seminato molto ma raccolto poco è la Germania: tanti complimenti, tanta stima, ma nessun  lavoro continuativo. Certo, il nostro rapporto con Peugeot  non ci ha giovato…(in quel paese)

 ….Così, se è vero che il futuro sarà impegnativo, è altrettanto vero che la Pininfarina si impegna continuamente per prepararsi al futuro. E dopo tante crisi per il mondo dell’auto, credo che la globalizzazione dei mercati offrirà nuove opportunità per strutture indipendenti come la Pininfarina>.

 Purtroppo, da quest’ultimo punto di vista le cose non sono andate per il verso giusto. Ma sulla globalizzazione e sulla sua potenzialità alla lunga hanno sbagliato in molti. Quel che è più triste, invece, è la progressiva dispersione di quel grande capitale che era ed è la cultura italiana del design automobilistico. E non mi sembra un caso che due grandi nomi come Giorgetto Giugiaro con l’intera Italdesign e Walter De Silva lavorino oggi in Germania. Come tanti altri “cervelli” costretti all’esilio dalla insufficienza del nostro paese. (C.N.)

 

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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