Sdrive (out)

il blog di Claudio Nobis

Carissima auto non ti amano più. (Ma il governo non l’ha ancora capito)

CI VORREBBE un instant book per rimettere in ordine gli eventi di luglio mentre temperature, spread e costo della vita hanno ingaggiato una bella gara a chi saliva di più. La crisi non va in vacanza e gli italiani per “solidarietà” le ridurranno ai minimi termini: meno giorni e soprattutto meno chilometri. Puntuali come una cambiale, insieme al teorico inizio delle ferie, mercoledi 1 agosto sono arrivate le magre cifre del mistero Trasporti (proporrei di cambiare con ministero dell’immobilità) sulle immatricolazioni di luglio che suggeriscono alcune semplici riflessioni.

Il MERCATO  dell’auto continua la sua retromarcia alla velocità media del 19,87% registrata sui sette mesi appena conclusi. Il mese di luglio ha aggiunto il suo -21,4% con appena 109.000 consegne dopo il -24,4% di giugno, ma in termini di volumi di vendite i numeri non cambiano molto: in sostanza la flessione delle immatricolazioni viaggia alla cadenza di circa 32.000 auto al mese al lordo delle Km zero e delle esportazioni da parte degli stessi concessionari. Su queste basi la prospettiva di fine anno si attesterebbe intorno alle 400.000 immatricolazioni in meno portando il totale finale a quota 1.360.000 unità, ben al di sotto della stima Unrae (le case estere in Italia) di 1.419.000. Solo 5 anni fa, quando si esagerava, eravamo a 2.493.106, ma nel 2010 eravamo ancora a 1.970.000.

Elucubrazioni statistiche che tuttavia non cambiano quella che ormai non è più una “notizia” ma che comunque si consolida: l’auto è diventata un prodotto proibitivo in termini di acquisto e ancor più di uso, fino all’estremo di diventare a volte perfino insopportabile. Oggi ci si mette al volante incrociando le dita e sperando di non incappare in semafori, telecamere, tutor e altre diavolerie “taroccate” da vigili e sindaci fuorilegge come quell’Adriano Alessandrini sindaco di Segrate (Milano) sgradevolmente noto e ricordato ancora sull’ultimo numero di Quattroruote. 

MA IL SINDACO ALESSANDRINI NON E’ IL SOLO
Il SINDACO è imputato di <abuso d’ufficio, turbativa d’asta e associazione a delinquere> insieme ai “suoi” comandante e vice dei vigili urbani, ma le multe non sono state neppure sospese. Ci sono poi (esperienza personale nel centro di Roma) i vigili che “sbagliano” equivocando cartelli di fine zona rimozione con l’inizio contando sulla scomodità di fare ricorso documentando l’errore. E’ anche inutile proporre altri esempi a chi ne avrebbe forse molti di più. Siamo al Far West urbano ed extraurbano con gli sceriffi incaricati di <fare cassa> a oltranza insieme agli <ausiliari> delle aziende di trasporto pubblico nominati sul campo con una stretta di mano. E poiché al peggio non c’è mai fine le Autorità “competenti” sono riuscite a imporre targa e libretto anche agli scooter 50 cc per poter applicare le stesse multe di un’auto. Così, quella degli automobilisti, che poi siamo tutti noi con le nostre necessità di “mobilità”, è diventata una delle categorie più vessate senza alcuna possibile proporzione con la realtà delle cose. Con la naturale conseguenza di allontanare i clienti dal mercato e dall’uso come dimostra il calo di consumi di carburante.

IL GOVERNO SBAGLIA MA PREFERISCE PERDERE MILIARDI
CI RIMETTE perfino il governo, come le associazioni di categoria ripetono da mesi cifre alla mano (1,5 miliardi in meno solo sul conto IVA), ma sembra proprio che quel maggior gettito di miliardi previsto dal fronte dell’auto e dei carburanti non solo non arriverà ma mancherà anche buona parte di quello “normale”. E tuttavia, pur fra tante sollevazioni e critiche di autorevoli economisti e analisti della crisi, non abbiamo ancora sentito o letto una sola parola sull’argomento. E’ evidente agli occhi di tutti: non si può immaginare che la gente sopporti all’infinito costi che peraltro non può più permettersi. Almeno due terzi del parco circolante è più che in buono stato e il governo Monti ha preso un grosso abbaglio sul tema, ma piuttosto che ammetterlo preferisce il crollo dell’intero comparto auto ignorandolo del tutto.

BASTERANNO  le cifre di questi 7 mesi e le facili previsioni di fine d’anno a rimettere la questione sul tavolo dei “tecnici” e dei professori? Ne dubito molto, anche perché l’auto, o meglio il vitale settore del trasporto e della mobilità in senso lato, non ha voce. I cittadini, come ricorda sempre Oscar Giannino sono “sudditi”, le decine di organizzazioni dei consumatori non contano nulla come le associazioni di importatori e concessionari considerati comuni commercianti che chiedono solo privilegi. Ma quel che è peggio, neppure l’evidenza delle cifre e delle rilevazioni statistiche trovano spazio e riflessione. Ma tutti noi siamo troppo ignoranti per capirne il senso.

Claudio Nobis

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By Daniele Zedda • 18 February

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