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Mercedes Classe A: due rivoluzioni in 15 anni

Scritto da Claudio Nobis il 16 settembre 2012 in Nuovi modelli

DA IERI mattina la nuova Classe A della Mercedes è in tutte le concessionarie che festeggiano l’evento con il classico “porte aperte”, ultimo atto di una lunga strategia di comunicazione e prelancio. Succede ormai per quasi tutti i nuovi modelli nello speranzoso tentativo dei costruttori di creare quel clima di attesa e di curiosità che, da qualche anno ormai, funziona sempre meno. In questo momento, ad esempio, c’è molta più attesa per l’iPhone 5che per qualsiasi auto in arrivo. E’ bella, di fronte e di tre

La Mercedes Classe A 250 Sport, top di gamma

quarti, un po’ più banale nel posteriore, fa piacere guidarla perché va davvero bene (ci mancherebbe), offre motori per tutti i gusti e il listino è ragionevole nel suo genere. Ma non è questo il punto.
L’ultima nata di Stoccarda non è soltanto un nuovo modello. E’ il simbolo della seconda “rivoluzione culturale” della mitica Stella, dopo quella del 1997 che segnò la nascita della prima Classe A, un concetto inedito per l’epoca, che con quest’ultima edizione ha in comune solo il nome. C’è molto di più dietro quella complessa formula che promette, fra i 23 e i 27.000 euro, lo status Mercedes a chi prima non poteva (o non voleva) accostarsi per molti motivi e non solo economici. Soprattutto c’è un’intera gamma di modelli nell’area dei segmenti più bassi rispetto a quelli tradizionali di Mercedes, di cui Classe A è quello d’attacco e di rottura a colmare un vuoto che l’eterna rivale Bmw aveva già individuato diversi anni fa con la Serie1 e che anche Audi sta affrontando con pari vigore. Nei mesi scorsi, in Germania,  ha già raccolto e superato 40.000 ordini in fase di prevendita giocando in casa. Ma ora è il “momento della verità” per capire se davvero questa Classe A vincerà la sua scommessa da 1,4 miliardi di euro sui due impianti di Rastatt (Germania) e di Kecskemét (Ungheria).

1997: BATTUTA DALL’ALCE MA PER IL PUBBLICO FU AMORE A PRIMA VISTA
PER QUESTO, se vi piace un po’ la storia, vorrei ricordare quel 1997 che segnò per la Mercedes quella prima “rivoluzione culturale”. In realtà fu suggerita più da precedenti eventi esterni che spontanea. Qualcosa nelle proiezioni per il futuro non quadrava. Un approfondito sondaggio internazionale, aveva segnalato la necessità di un aggiornamento di immagine con l’obbiettivo di abbassare l’età media della clientela. Il messaggio fu accolto con grande tempestività e mentre si lavorava al progetto Classe A,  Stoccarda accettò anche la “bizzarra” proposta di Nicolas Hayek, boss della Swatch, che avviò la nascita della Smart. La metà degli anni Novanta diventa così una tappa importante nella lunga storia di Mercedes e il ’97 l’anno della svolta con la Classe A, subito candidata al titolo di “Car of the Year” 1998. La vettura rappresentava un tale novità che non le fu difficile entrare nella short list dei 5 modelli finalisti e si avviava a trionfare sulle forti rivali: Alfa 156 anzitutto, la Vw Golf (IV edizione), la Audi 6 e la Citroen Xsara. Ma qualcosa andò storto durante il famoso “test dell’alce” eseguito soltanto dai colleghi svedesi di “Teknikens Varld” e l’auto si ribaltò.
Vinse a mani basse l’Alfa 156 con il massimo dei voti (454) davanti a Golf, Audi 6 e Citroen Xsara. Fu un momento molto critico per Mercedes che intervenne però installando di serie l’ESP (con un investimento aggiuntivo non indifferente) richiamando tutte le vetture già consegnate. Ma fu proprio allora che si capì come, sul mercato, Classe A sarebbe stata un successo: molti clienti, malgrado tutto, tentarono di rifiutare l’intervento per non privarsi dell’auto che avevano appena scelto. Mercedes, in sostanza, aveva saputo trovare la formula vincente per iniziare una nuova vita nel suo inedito basso di gamma. Da allora ad oggi le due edizioni di quella prima Classe A hanno totalizzato 2,1 milioni di clienti nel mondo 275.000 dei quali solo in Italia.

 

 

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