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ANNO nuovo blog nuovo. Per la verità è sempre lo stesso “S Drive (out)” di prima, ma dopo una lunga pausa è come ricominciare daccapo. Per di più con la sgradevole sensazione di aver un po’ tradito coloro che mi avevano generosamente seguito e incoraggiato fino al 16 settembre scorso quando pubblicai l’ultimo post sulla nuova Mercedes Classe A che ne frattempo ha fatto già una brillante carriera .
Ero in attesa di annunciare una novità che mi sembrava di un certo rilievo per i lettori e che avrebbe comportato qualche modifica operativa, ma non immaginavo certo che la pausa sarebbe stata così prolungata. E tuttavia ne valeva la pena perché (era questa la novità in arrivo) le infinite e imprevedibili vie del web mi hanno portato ai “piani alti” di un sito come Autoblog che, almeno per chi segue le vicende del pianeta auto, è un “testa di serie” e non richiede presentazioni.
Così abbiamo scelto insieme per il mio debutto, nella ingombrante veste di “opinionista”, un giorno particolare come il 21-12-12 ovvero quello propiziatorio della…. fine del mondo. E ora che, passata anche la Befana con la sua scia di carbone è partito il nuovo anno, eccomi pronto a riprendere la mia “conversazione interrotta” in questa sede, complementare a quella appena avviata con i tanti e severi seguaci di www.autoblog.it.

DA IERI mattina la nuova Classe A della Mercedes è in tutte le concessionarie che festeggiano l’evento con il classico “porte aperte”, ultimo atto di una lunga strategia di comunicazione e prelancio. Succede ormai per quasi tutti i nuovi modelli nello speranzoso tentativo dei costruttori di creare quel clima di attesa e di curiosità che, da qualche anno ormai, funziona sempre meno. In questo momento, ad esempio, c’è molta più attesa per l’iPhone 5che per qualsiasi auto in arrivo. E’ bella, di fronte e di tre

La Mercedes Classe A 250 Sport, top di gamma

quarti, un po’ più banale nel posteriore, fa piacere guidarla perché va davvero bene (ci mancherebbe), offre motori per tutti i gusti e il listino è ragionevole nel suo genere. Ma non è questo il punto.
L’ultima nata di Stoccarda non è soltanto un nuovo modello. E’ il simbolo della seconda “rivoluzione culturale” della mitica Stella, dopo quella del 1997 che segnò la nascita della prima Classe A, un concetto inedito per l’epoca, che con quest’ultima edizione ha in comune solo il nome. C’è molto di più dietro quella complessa formula che promette, fra i 23 e i 27.000 euro, lo status Mercedes a chi prima non poteva (o non voleva) accostarsi per molti motivi e non solo economici. Soprattutto c’è un’intera gamma di modelli nell’area dei segmenti più bassi rispetto a quelli tradizionali di Mercedes, di cui Classe A è quello d’attacco e di rottura a colmare un vuoto che l’eterna rivale Bmw aveva già individuato diversi anni fa con la Serie1 e che anche Audi sta affrontando con pari vigore. Nei mesi scorsi, in Germania,  ha già raccolto e superato 40.000 ordini in fase di prevendita giocando in casa. Ma ora è il “momento della verità” per (continua…)

Classe A: una nuova strategia per la Mercedes

 

Il vecchio tram milanese dedicato alla Classe A per la Fiera del mobile in aprile

E’ UN week end di “porte aperte”, ve ne siete accorti? Si, quella formula un po’ stantia per invitare la gente a entrare nelle concessionarie di auto (ma è più elegante dire shoroom) per “scoprire” i nuovo modelli lungamente annunciati e ora in cerca di clienti. Ma gli inviti sono troppi e anche a cominciare questa mattina sarebbe difficile andare da tutti entro domani sera. Mercedes è in prima linea con la inedita, rivoluzionaria e chiacchieratissima Classe A, tallonata dalla più economica ma altrettanto inedita 500 L che tira ai clienti della Mini Countryman da un lato e a quelli di Ford-B Max dall’altro. E non importa se Fiat e il suo ad Sergio Marchionne sono al momento in odore di forti critiche. Poteva mancare nella competizione salottiera di questo (continua…)

CASA e auto, immobile e mobile (nel senso che si muove), i due ambienti in cui viviamo salvo qualche fuga all’aria aperta anche se non sempre respirabile. Questa volta i due “soggetti” si sono incontrati a Milano per il salone del mobile (nel senso degli arredi) affiancato dal “fuorisalone” con la sua Design week. E’ stata una settimana da stress e adrenalina pura, con incursioni incrociate fra settori merceologici di ogni tipo, per i tanti protagonisti che dopo sei giorni di eventi non stop, valutano il consistente bottino ricavato. Un successo indiscusso di immagine per tutti, prima ancora di stilare la classifica di chi ha convinto di più dando libero sfogo alle fantasie più audaci e trasgressive in tema di design, il vero valore aggiunto che determina il successo commerciale di qualsiasi oggetto se riesce a “fare moda”. Non è stata, dunque, una semplice fiera, rassegna o mostra come ne figurano tante a calendario ma qualcosa di molto più incisivo, testimone dei tanti mutamenti di costume in rapida evoluzione (o involuzione?) di ciò che viene definito “Life Style” perché il semplice <stile di vita>, in italiano, suona riduttivo. 

Preferite l’estetica o la funzionalità?  
CIO’ che colpisce, in tempi di low cost, tagli obbligati alla spesa “privata” (per non toccare quella pubblica…) e risparmio estremo, è la forza seduttrice delle forme che supera di netto il valore intrinseco delle cose. Il piacere dell’occhio, e quindi la propensione all’acquisto, il gusto del bizzarro, insolito e provocatorio, mi sembra superi di netto l’arido pragmatismo della funzionalità senza fascino, perché solo di rado le due cose stanno insieme, dall’oggetto più economico al più costoso, automobile compresa. Un nuovo fenomeno, allora? Non direi proprio. Secondo me, rischiando il dissenso generale, la vera novità sta nel  divario crescente fra estetica di moda, qualità reale di contenuto e prezzi. Si paga volentieri ciò che appare e soprattutto è “trendy” solo perché lo dice il fantasioso stilista di turno. Ma se questo spinge i consumi e un cenno di ripresa, diciamo che va bene così.  

Dalla 500 Gucci di Elkann alla Evoque di McGovern

Lapo Elkann con la 500 Gucci

E l’automobile, come si muove in tutto questo? Alla prima occasione lo chiederò all’amico Lapo Elkann che ama <applicare l’inventiva al prodotto>, come dice lui stesso, e che oltre a promuovere il primo progetto della nuova Fiat 500, rivestita ora nella versione cabriolet per il brand Gucci,  ha inventato la sartoria della Ferrari (Tailor Made per clienti tendenti all’esclusività estrema) di cui ho già parlato nei precedenti post sul salone di Ginevra. In entrambi i casi, tuttavia, “sotto” c’è qualcosa di concreto e tangibile. Com’è sempre stato, del resto, anche se in questa settimana l’automobile, nel ruolo di ospite non protagonista primaria, ha “cavalcato” la “Design Weekfingendo di averlo scoperto solo adesso e dando un’involontaria risposta alla teoria di Luca Nichetto, designer di successo (non nell’auto), che sottolinea la necessità di <concentrarsi sul prodotto senza pensare ai riferimenti storici e ai dettagli>. Quale miglior dimostrazione allora della Range Rover Evoque firmata da Gerry McGovern? E’ piaciuta a tutti, senza condizioni e tanto basta. Confesso un certa perplessità nell’ascoltare tante convinte affermazioni, tanta dotta “filosofia” che spiega il perché certe cose “devono” piacere, ma lo dico sommessamente per non essere classificato come un ottuso conservatore.

Così i coreani di Hyundai hanno occupato il Brera District
 <DIFFICILE ricordarsi che c’è anche un salone fuori> attacca Citroen (che il design ce l’ha da sempre nel DNA) nelle sue pagine pubblicitarie dedicate all’evento e aggiunge <entrate in una nuova era>  riferendosi agli interni della DS5 in bella vista al Montenapoleone Design Experience. Questa volta il riferimento è più chiaro: obbligata a rinunciare all’inebriante amore per la velocità, all’automobile non resta che il comfort più simile a quello di casa.

La Hyundai i30

E se lo dice anche il bravo Flavio Manzoni, capo del centro stile della Ferrari dovrebbe bastare. Dal Brera Design District  faceva poi eco l’annuncio più generale di Hyundai che ricorda al pubblico come il legame tra la marca coreana e il design cresce ogni giorno e non solo per la i30 raffigurata in pagina. Cosa, peraltro, del tutto reale e riconosciuta dall’intero mercato europeo che nel magro mese di marzo (-7%) ha premiato il brand coreano con un secco +13% insieme alla consorella Kia a +18% anch’essa in evoluzione stilistica costante iniziata nel 1977 con il lancio della Pony, il  primo modello progettato dalla Hyundai e disegnato da Giorgetto Giugiaro… 

Mini, regina del marcketing con effetto flou (Ray Line)

Effetto flou per la Mini Ray Line

Ma c’è chi, come Mini, basa il suo consolidato e inarrestabile successo proprio sull’evoluzione della sua storica immagine e su abilissime strategie di marketing. La piccola anglo-tedesca è andata oltre e da vera star del palcoscenico ha sfoderato un caleidoscopio di colori “fluo” d’insieme e di dettaglio (sei diverse tonalità solo per gli specchietti retrovisori), riuniti in variegati  “pacchetti” da abbinare ad altrettanti particolari di abbigliamento soprattutto femminili come occhiali, scarpe, borse, bracciali e monili vari. Si chiama Ray Line questa rinnovata edizione riservata al solo mercato italiano, che il 5 e 6 maggio festeggerà il suo incontro con il pubblico accompagnata dallo slogan <I trend non si seguono, si guidano>. Ma anche con invitanti formule commerciali come “Mini Free”, una rateazione da 99 euro al mese comprensiva di assicurazione. Sono solo alcuni esempi della “intrusione dell’auto al salone milanese ma ne resta ancora almeno uno, quello della inedita Mercedes Classe A che merita però un discorso a parte.   

Ginevra e il suo ultimo movimentato salone chiuso domenica scorsa, sono già in archivio. Tutto è già tornato alla “normalità”

La nuova Peugeot 208 fra le novità più interessanti di Ginevra

mentre le novità che hanno sfilato in passerella sotto i riflettori sono ora passate, secondo il rituale, ai test stradali di stampa per prepararsi i prossimi lanci commerciali sotto la costante minaccia dei mercati europei che non “tirano”. E’ stato obiettivamente un buon salone e ha cercato di trasmettere un po’ di fiducia. Il resto, quel tanto di spinta pubblicitaria e di eccitazione  e di atmosfera da discoteca fa parte del copione, come le novità, per lo meno quelle di grande interesse generale, che erano ben distanti dalle 180 annunciate contando qualsiasi cosa potesse essere considerato “nuovo”. Resta il fatto che la luccicante e affollata vetrina ha funzionato e le opinioni che si sono andate formando nei giorni hanno piegato sul positivo, ispirate da automobili più che normali ma ben “congegnate”. Un caso rivelatore, ad esempio, è stata la Peugeot 208 (erede della 207 e vera novità mondiale) che si è guadagnata a pieno titolo un posto di primo piano rispolverando perfino lo spirito della 205 mai dimenticato dalla platea. Lo spirito soltanto, sia chiaro, perché la 208 è un’auto dei nostri tempi molto ben confezionata per adattarsi alla città come all’extraurbano con grande disinvoltura, vestita da Peugeot classica e sportiva al tempo stesso.
E’ solo un esempio, soprattutto di lucida concretezza, non dissimile dal pragmatismo altrettanto ben vestito della Ford B-Max (quella con le porte posteriori scorrevoli) questa volta al debutto ufficiale dopo le anteprime già vissute, l’ultima delle quali in veste di ospite d’onore per la sua vocazione tecnologica al Mobile World Congress di Barcellona, “accompagnata” da Bill Ford in persona. Una esclusiva ottenuta grazie alla specifica tecnologia in fatto di connettività e comandi vocali, il SYNC, di cui è dotata la vettura e anch’esso al suo debutto in Europa dopo il “collaudo” negli Usa su oltre 4 milioni di auto. Se poi si aggiunge la disponibilità sulla B-Max anche del recentissimo motore EcoBoost 3 cilindri di 1000 cc e 120 Cv che abbina un consumo di 4,9 lt/100 Km a emissioni pari a 114 g/km, l’identikit dell’auto compatta 2012 world wide è completo.

Ford B-Max, Fiat 500 L, Mercedes Classe A: tre idee per nuovi mercati

La B-Max della Ford: massima accessibilità e motore 1000 cc, 3 cilindri

Di segno diverso la singolare versione “L” della Fiat 500, prodotta in Serbia e destinata anche al mercato americano, di cui varrà la pena di parlare a parte: le opinioni raccolte questa volta hanno diviso pubblico e osservatori i due sole fazioni, <si o no>, senza mezzi termini. Personalmente tenderei ad iscrivermi nel partito degli astenuti ma poiché non è nel mio carattere confesso una forte perplessità almeno a giudicarla nell’unico modo possibile ora e cioè sul piano estetico. Insomma, fra tante rivali non mi sembra la più competitiva, ma mancano troppi elementi, tecnici ed economici per un’opinione definitiva. Ci sarà tempo per approfondire meglio. Su tutt’altro fronte un altro tema è quello posto dalla nuova Mercedes Classe A. Qui, la macchina si presente con le carte in regola salvo il radicale cambiamento di “concept” che rischia di deludere le aspettative del folto pubblico accumulato negli anni. Il tutto giustificato da una bizzarra teoria sull’evoluzione sociale delle donne, un tema tutto da rivedere. In realtà i programmi di Stoccarda sono molto ambiziosi e diversificati nell’ambito delle compatte e questa edizione sportiva dal nome poco appropriato appare come un segnale di rottura per ripartire su una nuova linea extra classe A e B. Una rotta, se si vuole, comune anche alla Audi che tuttavia con la A3 è rimasta fedele a se stessa proponendosi di allargare ulteriormente la gamma nello specifico segmento. L’orizzonte però è più ampio e non mi stancherò mai di segnalare la irresistibile ascesa dei coreani di Hyundai-Kia, ancora sottovalutati dalle cronache più che dai mercati (+6,1% e + 31,4% in Europa a febbraio). Sono come sempre spunti di riflessione per capire dove va l’automobile in un momento in cui i costruttori  “navigano a vista” cercando di indovinare i trend dei futuri mercati.

La Fiat 500L
La Mercedes Classe A rompe con la tradizione

Due inediti assoluti che si propongono a clienti di “conquista”. La 500 L provoca la Mini, la Mercedes invece cambia rotta del tutto. Chi saranno i nuovi clienti?

 

 

82° Salone di Ginevra: Il popolo dei media

Da Ginevra,
<COM’ERA il salone di Ginevra?> chiedono gli amici che si aspettano un rapido commento a caldo soprattutto sulla 500 L e la Ford B Max seguite dalle nuove Mercedes Classe A e Audi A3 (ed ecco già una prima classifica).  Allora mettiamola così, prima di parlare di nuove automobili: sembrava Wall Street, nei due stressanti giorni di antivigilia, quelli riservati ai media e agli “operatori”, ovvero gli staff delle case automobilistiche.  Avrete di certo visto quella specie di serraglio urlante in uno dei tanti film ambientati nel mondo finanziario o anche nei report reali nei giorni di crollo della Borsa. Quest’anno poi, l’affollamento era davvero esagerato costringendo tutti a uno snervante slalom fra operatori TV, fotografi e assembramenti selvaggi sugli stand in cui si tenevano pseudo conferenze stampa di 15 minuti ciascuna, quasi tutte inevitabilmente in ritardo dopo la prima.
   Forse tutto questo non interessa a chi sta a casa e vuole (forse) sapere delle ultime meraviglie della scienza e della tecnica in movimento, ma anche questo fa parte dello spettacolo e del rituale, anzi ne è parte integrante. Solo che questa volta, per l’edizione numero 82, l’ansia di mettersi in evidenza da parte dei costruttori europei, e non solo, è stata ed è più forte che mai. E’ l’ansia di una annata difficile dal primo giorno, che ha già quasi consumato il primo trimestre con poche speranze di recuperare il vuoto di acquirenti da conquistare con nuovi modelli che riescano a garantire prestazioni e qualità ma anche sicurezza e consumi ridotti a gocce di carburanti dai costi fuori controllo. Di sfondo c’è sempre l’auto elettrica con in testa la Renault Zoe in avvio di lancio sul mercato.

Gli stand di Toyota e Lexus: le ibride in primo piano

Belle macchine pochi clienti: a gennaio il termometro europeo era già a -6,6%   
MA i boss dell’auto hanno un altro buon motivo per essere ansiosi pur mostrandosi sicuri e sorridenti. E’ lo spettro della “sovracapacità produttiva” che gli americani hanno già affrontato chiudendo implacabilmente molti impianti mentre in tutta Europa non è facile vedersela con il contraccolpo sociale che ciò comporterebbe. Il fatto, detto in numeri chiari e inappellabili, è che l’Europa dei 27 ha chiuso il bilancio delle consegne 2011 a quota 13.573.000 milioni di nuove auto a -1,4%  rispetto al 2010 a sua volta ben più indietro rispetto al 2009 che viaggiava ancora a 14,5 milioni. Un milione di vetture in meno in soli due anni, mentre a fine gennaio la flessione era già a – 6,6% (a causa soprattutto di Italia e Francia) sono tante a fronte di fabbriche attrezzate per produrre almeno 16 milioni e più di “pezzi”, come dicono i venditori. Così come è miserrimo il milione di auto registrate in tutta Europa a gennaio. E’ questo lo “spread” dell’auto, inteso come “sovracapacità”: costi troppo alti a fronte di fatturati anche buoni ma insufficienti a guadagnare e stare in piedi correttamente. Per fare un esempio semplice, è come una famiglia di due persone che vive in una casa da 6 con i relativi costi di tasse e condominio. E questo non promette nulla di buono nell’area dell’Euro già in bilico su altri fronti.

Quelli che <la sovracapacità produttiva non esiste>
COSI’ vengono in mente le <ultime parole famose> in risposta alle domande dei tanti che, come me ponevano il problema già molti anni fa facendo la figura dello stupido: <…di cosa parlate – rispondevano insofferenti i manager del momento – sono ancora libere l’Africa, l’India e non dimenticate la Cina…>.  Ma è ben noto che i manager finché sono in carica hanno sempre ragione e alla fine ricevono bonus miliardari anche quando falliscono.

Bagno di obbiettivi sul "reveal" della Ford B Max

C’è solo da sperare, osservando i contenuti delle ultime novità, che questa volta i loro eredi di oggi stiano più attenti e siano un po’ più bravi, perché la sorte di troppe famiglie nel mondo dipende da loroe non cisono più margini di manovra. Purtroppo, proprio a Ginevra ho sentito nell’aria ancora troppi concetti “old style”: l’industria dell’auto è un Giano bifronte, ha da sempre l’anima tecnologica proiettata al futuro pilotata da una mente del tutto conservatrice e continua a pretendere un crescita indiscriminata ovunque.  
Intanto, liberato dall’ingombrante peso dei vip e dei cronisti plaudenti sempre pronti a premiare successi spesso transitori, il salone ha finalmente vissuto il suo primo week end solo con il Suo pubblico. Forse entro domenica prossima matureranno le opinioni degli unici veri arbitri: i futuri (eventuali) clienti.