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MANCA giusto un mese all’apertura del Salone di Ginevra che per definizione è “IL” Salone dell’auto non solo per l’Europa ma anche un punto di riferimento chiave per il settore a livello mondiale. Più che mai questa 83ma edizione della rassegna più autorevole del Vecchio Continente avrà il difficile compito, dal 7 al 17 marzo prossimo, di dare risposte concrete all’omologo Motor Show di Detroit concluso trionfalmente il mese scorso. I dati sono ormai noti: il mercato americano è in piena ripresa dopo un 2012 chiuso a quota 14,5 milioni di vendite in crescita del 13%, a fronte di quello europeo che, al contrario, naviga tra le nebbie di una crisi che traspare dai 12,5 milioni di immatricolazioni complessive in discesa del 7,8% per non dire delle corrispondenti perdite in termini di profitti.
I problemi sul tappeto sono tanti e non riguardano certo la qualità o la quantità di prodotti, di aggiornamento tecnologico e paradossalmente, neppure i prezzi, mantenuti nel miglior equilibrio possibile fra costi e ricavi, tuttavia insufficiente a garantirne la sostenibilità soprattutto nei Paesi europei, come l’Italia o la Spagna, più oppressi dalla crisi economica ancora lontana da una reale inversione di tendenza.

COSA dobbiamo aspettarci dunque da questo  Salone di Ginevra, a parte le intramontabili “supercar” e i modelli “premium” che danno sapore e colore a un grande motor show? Quale formula di auto da largo consumo per il 2013 e successivi? Non credo ci possano essere sorprese nella “formula”, semmai ne potremo scoprire le migliori interpretazioni offerte dai tanti competitors in campo. Si parla, da anni ormai, di eco-sostenibilità dove  “eco” sta per ecologica, ma oggi richiama ancor più l’idea di economica. Due concetti paralleli e strettamente legati perché consumi minori e meno tossici sono automaticamente meno costosi sotto ogni punto di vista. Salvando naturalmente le migliori prestazioni necessarie al consumatore. Siamo nel pieno dell’era del “downsizing”, l’ultima grande sfida dell’industria automobilistica in pieno svolgimento e accelerazione. Spazi contenuti all’esterno ma ampi nell’abitacolo, pesi ridotti al massimo garantendo tuttavia la miglior solidità, sicurezza e dotazioni avanzate.

POI ci sono i motori, forse il capitolo più difficile, che non possono più permettersi le alte cilindrate ma devono mantenere i rendimenti ottimali anche su modelli di taglia medio grande. L’elettrico è ancora lontano, l’ibrido costa di più, il gas sembra una soluzione un po’ autarchica e di emergenza mentre servono grandi volumi di produzione per arginare i prezzi e salvare i profitti. Tutte cose che richiedono l’impiego delle tecnologie più sofisticate e quindi forti investimenti in ricerca e sviluppo. Sembra l’identikit dell’ultimo EcoBoost 3 cilindri 999 cc della Ford che non a caso si aggiudicò l’anno scorso tre premi dalla giuria del “Motore dell’anno” (di cui scrissi a suo tempo) e, alla verifica dei test e del mercato sembra al momento il miglior risultato ottenuto fin qui da un “global player” come la casa di Detroit. Uno dopo l’altro ci sono arrivati in molti e da tempo, scegliendo magari la via più rapida del 4 cilindri “tagliato” a tre, dai francesi di Renault, Peugeot e Citroen ai tedeschi di Volkswagen e Opel, ai coreani di Hyundai fino ai big di Wolkswagen e Toyota.

IL “caso” Ford tuttavia rimane al momento l’esempio più avanzato di un piano strategico di largo respiro: un 3 cilindri turbo da 100, 120 o 125 cavalli, capace di “spingere” allegramente una Fiesta o una B Max, ma anche una C Max o una Focus fino alla futura Mondeo con emissioni di Co2 comprese fra i 109 e i 114 g/km e consumi intorno ai 5 l/100 km è una grande promessa mantenuta per i consumatori di oggi. Lo spiegò molto bene nella sua dichiarazione di voto Dean Slavnich, di Engine Technology International e capo del premio “Engine of the year”: <Vedere un motore a tre cilindri equipaggiare un’auto come la Focus dimostra che per i motori a combustione interna il futuro è ancora brillante. Potenza, reattività e consumi ridotti sono solo la punta dell’iceberg di quanto questo motore offre ai clienti>.
Personalmente fui, come tutti, molto impressionato guidando la Focus SW con tre passeggeri a bordo, ma non mi aspettavo di leggere il commento senza riserve di “Quattroruote” , normalmente severo fino alla pignoleria, nella prova della B Max(novembre 2012): <Non ha soltanto cancellato tutti i vizi dei tre cilindri, a cominciare dalle vibrazioni: prontezza, fluidità di funzionamento,

Carlo Cavicchi, direttore di Quattroruote

abbondanza di coppia ne fanno largamente il primo della classe> con tanto di 5 stelle in pagella. Tanta insolita generosità mi spinse a parlarne con lo stesso direttore del giornale, Carlo Cavicchi, che stimo da sempre per la sua serena quanto intransigente obiettività. <Confesso che rimasi sbalordito io stesso nell’esaminare i risultati ottenuti dai nostri tecnici – mi disse – l’EcoBoost è una tecnologia rivoluzionaria nel mondo dell’auto e cifre alla mano non c’è dubbio che oggi questo motore sia il migliore nella sua categoria, ma come sai non siamo i soli ad affermarlo>. Fa piacere a chi come noi si occupa ogni giorno di automobili ed è spesso costretto a sollevare mille critiche, poter apprezzare ogni tanto qualcosa a zero penalità. Vedremo ora a Ginevra se qualcuno avrà saputo raccogliere la sfida.

 

 

 

 

 
 

 

 

 

SARETE ormai tutti ossessionati dai discorsi, commenti, opinioni e moniti sul tema della crisi e del fisco, me ne rendo conto pienamente. E, tuttavia, come sfuggire all’istinto di gridare <al fuoco> quando si vede l’incendio divampare? Soprattutto quando ci si accorge che sono gli stessi “pompieri” a buttare benzina invece che acqua sul fuoco? Lo fa magistralmente tutte le mattine alle “9 inpunto” da Radio 24, Oscar Giannino (nella foto qui accanto)  fino a quando, come ripete lui stesso, gli toglieranno il microfono. E’ già successo proprio in questi giorni all’ottimo collega Mauro Tedeschini, ex direttore di Quattroruote (oltre 10 anni) e ora anche ex direttore de “La Nazione” (dal luglio 2011 al 18 aprile scorso) a causa, sembrerebbe, di <divergenze con l’editore Andrea Riffeser Monti (un altro…) in relazione a un articolo sulle contorte vicende del Monte dei Paschi di Siena> ora presieduto da Alessandro Profumo ex Unicredit e acerrimo rivale di Corrado Passera quando era il leader  di Banca Intesa prima di diventare ministro “tecnoico”. Funziona così da sempre: quando  

Mauro Tedeschini

qualcosa non piace, soprattutto se ciò che è scritto è vero, le aziende cancellano i contratti pubblicitari, gli altri a cominciare dai politici, chiedono la testa del direttore della testata “colpevole” di lesa Maestà.
Intanto il battagliero Giannino è riuscito a convincere il suo attuale editore a lanciare una martellante battaglia dal titolo “disperati mai” in difesa dei piccoli e medi imprenditori ridotti sul lastrico e portati fino al suicidio da uno Stato che non paga i suoi debiti ma pretende i suoi crediti, e anche di più, distruggendo giorno dopo giorno aziende di due tre generazioni che non torneranno mai più a sostenere l’unica buona economia di un Paese la cui l’unica maggiore industria era la Fiat
E’ UN APPELLO e una denuncia importante, quella che fa Radio 24 per bocca di Giannino, e tutte le persone “per bene” dovrebbero dargli sostegno per offrire davvero una mano a quelle centinaia, migliaia di famiglie travolte dallo tsunami fiscale non bilanciato da una vera politica di rilancio che finirà per affondarci tutti, quando saranno finiti i risparmi di una vita per milioni di contribuenti.  Nel mucchio ci sono anche gli operatori dell’automobile, in prima linea i concessionari che, seppure in passato hanno avuto i loro torti, oggi sembrano aver scontato ogni peccato pregresso, anch’essi alle soglie di un drammatico ridimensionamento numerico dopo essere rimasti senza clienti su un mercato ridotto quest’anno a non più di 1,5 milioni di unità (è questa, per ora, la prospettiva). E anche qui, come altrove, stanno per essere cancellati molti posti di lavoro che andranno a raggiungere quelli degli altri settori, proprio quei posti di lavoro che il buon senso comune vorrebbe veder crescere. E allora vediamo, qui sotto, cosa si dice nell’inferno dell’auto.  
(Nella foto,  CORRADO PASSERA, da Banca Intesa a Ministro Tecnico: a favore di chi?)